Lug 27

Il medico ha la sua valigetta dove tiene gli strumenti per curare i malati, il tecnico la sua cassetta degli attrezzi dove tiene gli strumenti per riparare i guasti, il ragioniere la sua calcolatrice. Anche l’agente immobiliare di successo ha i suoi strumenti:

1. La valutazione con il metodo sintetico comparativo

Credetemi, se non utilizzate una valutazione effettuata con il metodo sintetico comparativo siete solo al 25-50% per cento della vostra efficacia. Nel mio libro “Strategie di acquisizione e vendita immobiliare” pubblicato con Franco angeli nel 2008, vi mostro esattamente come utilizzare la valutazione con il metodo sintetico comparativo in un modo molto potente dal punto di vista persuasivo.

2. Il foglio incarico

La VMSC (valutazione con il metodo sintetico comparativo) e un foglio incarico parzialmente compilato sono i due ingredienti più importanti per ottenere l’incarico. Immaginate di voler ottenere l’incarico e avere una cartella pronta per contenere tutte le informazioni della casa del proprietario venditore.

3. Materiale di presentazione della propria agenzia e dei suoi servizi per il proprietario venditore

Come la borsa del dottore, il materiale di presentazione in acquisizione aumenta la vostra credibilità. I migliori agenti immobiliari lo portano sempre ai loro appuntamenti di acquisizione e quasi sempre li utilizzano. Ci possono essere casi in cui vi troverete davanti un proprietario venditore a cui non avrete bisogno di dire e mostrare un sacco di cose per convincerlo che siete la persona giusta per aiutarli a vendere la loro casa. Tuttavia, dovreste avere sempre il vostro materiale di presentazione a portata di mano nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

4. Un blocco per appunti

Ciò dimostra ai proprietari venditori che si ha intenzione di prendere un sacco di appunti, che sei organizzato, che si è efficiente. Ogni appunto che si prende è un sottile complimento ai proprietari venditori.

5. Un metro

Utilizzate la vecchia fettuccia e non uno degli ultimi dispositivi di misurazione laser. Una misura laser può mostrare al proprietario venditore che sei al corrente, può essere divertente per i venditori perché possono giocarci se non hanno ancora visto uno, ma non ti permette di cogliere alcuni vantaggi psicologi fondamentali per ottenere l’incarico. Questi vantaggi di cui parlo sono spiegati nel mio libro “Strategie di acquisizione e vendita immobiliare” che ho pubblicato con Franco Angeli nel 2008. In più, se sei uno dei tanti agenti immobiliari in competizione tra di loro per ottener quell’incarico, probabilmente sarai l’unico che prende un metro e misura le camere. Che cosa significa questo? Che cosa dimostra questo al proprietario venditore? Che sei competente, che sei attento e che se vi affiderà l’incarico farete le cose giuste.

6. Una calcolatrice

Oggi, la gente crede più facilmente ai numeri elaborati con i calcolatori che ai calcoli scarabocchiati a mano sulla carta. Una piccola, sottile calcolatrice occupa poco spazio e aggiunge un tocco di professionalità. Quando si parla di soldi durante la presentazione, mettetela sul tavolo e prendete il controllo della situazione.

7. Una macchina fotografica digitale

Quando vai a fare un appuntamento di acquisizione, stai andando a fotografare gli esterni e gli interni della casa che potrebbe esserti utili per gi annunci pubblicitari che pubblicherai sui giornali, le riviste, il tuo sito web e i vari portali immobiliari. Nel mio ebook “Come ridurre i tempi di vendita nel settore immobiliare” troverete tecniche dettagliate per l’utilizzo di tutti questi strumenti. I venditori vogliono lavorare con un agente che prende il suo business sul serio, che è bene informato ed efficace e che si prende cura di loro e della loro proprietà. Gli strumenti che utili alla pubblicazione di un annuncio dimostrano al proprietario venditore che avete queste qualità. Al contrario, la mancanza di questi strumenti indica che non le avete.

In questo articolo state apprendendo gli strumenti di acquisizione che poi con il tempo potrete usare in modo efficace. Quindi, quando siete pronti per cominciare, vi suggerisco di selezionare dalla lista delle tecniche che vi ho presentato quella con cui desiderate cominciare, forse, quelle che vi sembrano più facili da integrare nel vostro attuale stile d’acquisizione. Fai pratica con queste tecniche e provane ogni aspetto. Allenati su ogni domanda che prevedi di chiedere al proprietario venditore; dalle domande che farai dipenderanno le risposte che otterrai; prova ogni parola che pronuncerai, ogni gesto e movimento che immagini di fare davanti al proprietario venditore durante l’appuntamento in acquisizione. Aumentare il proprio reddito professionale richiede tanta pratica e prove. Riuscire nel settore immobiliare richiede molto tempo e fatica.

Augurandomi il tuo successo nel campo immobiliare,

Salvatore Coddetta

fonte: formarealestate.blogspot.com » Vai al post originale





Lug 27


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Elba, estate 2010
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Riferimenti: “L’isola d’Elba” su Wikipedia,
“Napoleone” su Wikipedia, “Il monte Calamita”
su Wikipedia
, “La villa di San Martino” su Wikipedia, “Musei dell’isola d’Elba”, “Cruising Club
Svizzero”

Ci eravamo stati nel settembre del 1988, con Stefano nel pancione. Ricordo di tregenda traghettistica, con due ore di coda
a Piombino sotto la stecca del sole. L’avevo rivista nel maggio del 2006, quando con il “Cruising Club Svizzero” (CCS) avevo fatto una crociera in barca a vela di una settimana nell’arcipelago
toscano. Mi era piaciuta entrambe le volte, ma il ricordo del traghetto… Quest’anno ho preso il coraggio a due mani, e ho proposto a Rita di tornarci. E’ andata decisamente meglio, anzi, direi
alla perfezione, almeno dal punto di vista del traghetto.

Non sto ad annoiarti con descrizioni antologiche di questa isola che trovo bellissima. Terra di minerali ed escursioni, tra cui la Grande Traversata Elbana (è in carnet), buona parte del suo
territorio è inclusa nel parco dell’arcipelago toscano. L’idea tra l’altro, era di andare a zonzo al mattino, e abbronzarsi al pomeriggio. Povero illuso: temperature dantesche con livelli di
umidità piuttosto elevati ci hanno sconsigliato immediatamente di mettere gli scarponi, pena un colpo di calore di quelli tosti.

L’isola offre diverse chiavi di lettura per una visita: quella turistica in primo luogo, con golfi e callette deliziosi, ma anche grastronomiche, storiche, culturali e minerarie. Alcuni centri
posti “in alto” (il monte più alto, il Capanne, ha una quota di 1′018 metri sul livello del mare) come Marciana, Poggio, Campo, Capoliveri fanno da punto di aggregazione per le località marine.
Nel 2006 avevo visitato unicamente le località a mare (Marciana Marina, la baia della Biodola, Portoferrario e Portoazzurro), così ho proposto a Rita di puntare sull’entroterra.

La prima visita è stata quella al borgo di Portoferrario. Dominano le grandi mura della fortezza dei De’ Medici, che assieme al Giglio avevano in quest’isola uno dei loro bastioni. E su, vicino
al faro, una delle due residenze di Napoleone durante l’esilio di circa 11 mesi. Arrivando la prima vista è quella del porto turistico, con le vecchie case affacciate sullo specchio d’acqua, e
l’abitato che sale gradualmente verso il poggio del faro.

2010.07.18-Isola-Elba 5185
Nel porto, barche di tutti i tipi, dalle piccole a vela per un’uscita di una giornata, ai panfili da trenta metri. Ogni sera, quando ci siamo andati per la passeggiatina (ma che borghesotti…)
quelle a vela me le sono mangiate tutte con gli occhi. L’abitato si sviluppa a strati paralleli, salendo progressivamente. Sotto il sole battente di luglio, percorriamo le stradine.

2010.07.18-Isola-Elba 5190
Ce la prendiamo comoda, e infiliamo il naso in ogni dove. La biblioteca (probabilmente un ex-convento).

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Il faro.

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Macchie di colore: sono buganvillee, che da noi restano nane, ma che qui vegetano in modo incredibile.

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Al culmine, un vecchio quartiere (bisogna pagare per visitarlo) che offre la vista quasi a 360°.

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Ed ecco uno dei due musei creati nelle abitazioni di Napoleone.

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Terminato in alto, ci riportiamo a livello del mare. Nel viottolo dell’Amore, un’insegna attrae la mia attenzione.

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Prendo Rita, passiamo l’androne, e ci ritroviamo in un piccolo angolo di paradiso. Bar sotto il pergolato, mini spiaggia sotto di noi, niente rumori se non la risacca del mare. Unico problema, il
pessimo tempismo: il bar è chiuso (ha orari d’apertura tipo gli uffici).

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Se passi di li, vai a berti un caffé o una birra. E’ aperto al pubblico, ne vale veramente la pena. Terminiamo il giro salendo verso i bastioni, ma sono le 13:30, e fa troppo caldo per resistere
all’aperto, così battiamo in ritirata. Prima di giungere all’auto, uno splendore bialbero che mi fa sognare di lunghi viaggi…

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Due giorni dopo ci rechiamo alla residenza principale di Napoleone. Si tratta di due edifici, uno adibito allora a zona di ricevimento, con teatro e grandi saloni, e di un secondo, posto più in
alto, che era il domicilio vero e proprio di Napoleone. Il tutto si trova a San Martino, a pochi chilometri da Portoferrario.

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Gli inglesi, la prima volta furono molto gentili con Napoleone, e lo mandarono all’Elba, praticamente nel giardino di casa. Vi arrivò nell’aprile del 1814. Le comunicazioni con la Francia erano
veloci da qui (diciamo un due giorni di navigazione, forse meno), e Napo tenne contatti serrati con i suoi amici in patria. Nel marzo del 1815 rientrò, ebbe i suoi 100 giorni, e fu sconfitto
nuovamente. Gli inglesi avevano capito l’antifona, e la seconda volta lo inviarono nell’isola di Sant’Elena, a distanza di sicurezza…

I due edifici sono stati trasformati in museo. Quello sottostante, al momento in cui l’abbiamo visitato, conteneva una galleria dei dipinti di Charlotte Buonaparte, nipote di Napoleone (figlia
del fratello Giuseppe). Le sale si presentano con il tipico stile Impero, asciutto, sobrio e grandioso nello stesso tempo.

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Buona parte dell’edifico non è agibile (teatro e altri locali). Personalmente ho trovato un po’ caro il costo del biglietto per quanto presentato, ma tant’è… La ragazza ci sapeva fare, e
diverse delle sue tele e disegni mi sono piaciuti assai (non sono uno specialista d’arte, vado a pelle).

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Chiaramente ho dovuto combattere con il riflesso del flash sui vetri delle cornici, ma sto iniziando ad imparare.

Usciti dalla mostra si sale accedendo ad una prima terrazza, che offre già una bella vista verso Portoferraio.

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Una seconda serie di scale porta alla residenza. Nella stessa vi è ben poco di Napoleone: la maggior parte dei pezzi esposti sono stati prodotti successivamente, con lo stile Impero, e per questo
inclusi. In tutto vi sono unicamente sette locali, il più grande la sala egizia, che fungeva da sala da pranzo.

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Ai muri dipinti di tendaggi “trompe-oïl”. E il letto di Napo: veramente corto, doveva essere proprio piccolino…

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Trovi le altre stanze nell’album fotografico. E dalla terrazza, lo sguardo malinconico del terremoto francese, verso il mare.

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L’ultima visita l’abbiamo fatta Capolìveri (accento sulla “i”). E’ un bel borgo, una volta sede di minatori che lavoravano in particolare al monte Calamita (un nome, un programma). Tra l’altro,
se guardi le carte nautiche della zona, potrai notare che in prossimità dell’isola d’Elba la declinazione magnetica è abbastanza importante. Tra ematite, pirite, magnetite e materiali vari
di ferro, ce n’è abbastanza per far perdere la bussola a qualsiasi navigante.

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Il borgo ha una forma di mezzaluna, e offre la vista su Portoazzurro. Lungo le vie, nei punti strategici, residuati delle miniere, come questi carrelli per il trasporto del materiale.

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Ma ci sono anche sonde per il carotaggio, pompe per evacuare l’acqua, e tanto altro. I vicoli sono abbastanza stretti, con le botteghe che si affacciano direttamente sulla via.

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Diverse piazzette fanno da centro di aggregazione della vita comunitaria.

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Inutile che ti dica che il tutto è piuttosto turisticizzato… Bella la chiesa, sobria, con un organo degno di nota. Diverse statue, e un lavoro su vetro: senza flash, 1.2 secondi di
esposizione, e non è mossa: non ho il Parkinson :-)

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E piccola chicca, un museo dell’arte mineraria: due locali con esposti pezzi di forgia per i ricambi dei macchinari, e tele imperniate sul tema del lavoro del minatore. Il tutto in dimensioni
lillipuziane.

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Ingresso gratuito… La zona sottostante, degradando verso il mare, è soggetta a edificazione intensiva, e sta perdendo l’unità architettonica ed urbanistica della zona originale. Non proprio un
bello spettacolo. Restano però scorci di mare, e grida di gabbiano, che ti fanno perdere il cuore come a Legolas.

2010.07.18-Isola-Elba 5300
E bevendo una bibita fresca, l’invidia per questa cactacea, che abbiamo a casa anche noi, ma con 20 centimetri di circonferenza.

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Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale).

fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale

Lug 27


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Gana Negra e Cantonill, 04.07.2010
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Percorso effettuato: Aquacalda (Q1758) - Pozzetta (Q1869) - Samprou (Q1851)  - passo di Gana Negra
(Q2430) - alpe Bovarina (Q2008) - sopra alpe Pradasca (Q1790) - passo Cantonill (Q1937) - piano di Léigra (Q1687) - Anveuda (Q1678) - Taraira (Q1720) - Dötra (Q1748) - Croce Portera (Q1917) -
Acquacalda.

Difficoltà: strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2, sentiero T2 non marcato.

Dislivello: 1300 metri.

Lunghezza del percorso: 18.5 chilometri.

Sforzo equivalente: 32 chilometri.

Durata (incluse le pause): 9.50 ore.

Riferimenti: capanna Bovarina, capanna Dötra, centro Uomo-Natura di Acquacalda, “Da Piera ad Acquacalda via Dötra, 11.06.2009″,
“Ciaspolata di San Giuseppe: capanna e
alpe Bovarina, 19.03.2010″
, “Bovarina con Rossetto,
28.09.2008″
, serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”.

Rita ed io ci eravamo innamorati della zona di Gana Negra quando, il 19.03.2010, eravamo saliti dalla capanna Bovarina all’alpe Bovarina, e avevamo potuto dare un’occhiata a questa vallata,
coperta di neve allora. E poi, il 28.09.2008, durante il giro al pizzo Rossetto, avevo visto questo cartello alla capanna Bovarina. Ero alle prime armi escursionistiche, allora, il nome mi aveva
colpito, ed era rimasto nel mio immaginario.

La valle di Blenio, assieme alla zona del Piora, sono le due regioni ticinesi che amiamo di più, per il loro paesaggio, diverso tra di loro: tanto è forte, rocciosa e brulla la zona dietro il
Piora (Cadlimo), tanto è verde e fiorita la valle di Blenio.

Come al solito faccio i compiti a casa, e trovo un bell’anello, che partendo da Acquacalda permette di attraversare sia la Gana Negra, che i prati tra Anveuda e Acquacalda. Un po’ di calcoli, il
percorso è abbordabile. Lo sforzo grosso è quasi tutto all’inizio, Si potrebbe partire anche dal passo del Lucomagno, rendendo più dolce la salita alla Gana Negra, ma si allungherebbe di quasi
sette chilometri, ed il dislivello totale non cambierebbe. Opto per la variante a salita estrema. A noi si associano Danila e Pierfranco.

09:00 Siamo al centro Uomo-Natura di Acquacalda. In questo periodo il ristorante e l’albergo sono in ristrutturazione, non c’è in giro praticamente nessuno. Temperature già a 19°, la giornata si
preannuncia di quelle toste.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4891
Foto di gruppo fatta (la trovi nell’album). Ieri mi sono acquistato un nuovo paio di scarponi, e oggi
effettuerò il rodaggio. Rita ha preso dei cerottini, nel caso mi esca qualche fiacca. Non penso succederà: ho provato scarponi per un’ora, prima di decidermi per questi, e sono piuttosto sicuro
della mia scelta. Grazie Igor per la tua pazienza!!!

09:05 Ci incamminiamo lungo il sentiero numero 2 + 7 che resta poco più in alto della strada. Mi pregusto già il piacere, tra un po’, di non dover più sentire il rumore di veicoli.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4900
Davanti a noi, il pizzo Colombe (o pizzo Campanitt), che segna il confine tra la valle di Blenio e la zona
del Piora. Sulla sua sinistra, il passo del Sole, e sulla destra, il passo delle Colombe, con il bel laghetto. Questa montagna, con la sua forma molto caratteristica, è il mio faro d’orientamento
quando sono in questa zona, e l’ho fotografato in tutte le salse.

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Flora e fauna splendidi, fiori a perdita d’occhio, i cembri tipici di questa zona. Se sali fino a qui anche
solo per un pic-nic, ti resta nel cuore. Nascosto tra le foglie, un bel brucone.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4905
09:30 Arriviamo a Samprou, da dove si stacca il sentiero che sale diretto alla Gana Negra, almeno secondo le
due cartine in mio possesso. Ci guardiamo in giro, di marche non ce ne sono, di cartelli gialli nemmeno. Pensavo di lasciare a casa le cartine (sia quella topografica che quella fotografica), ma
adesso sono ben contento di averle prese con me.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4917
Danila ed io le studiamo: sembrerebbe si debba salire sul versante destro orografico della valletta che si
diparte lateralmente, ma non c’è traccia di sentiero. Invece, a sinistra, sembra di intravvedere una traccia lungo la collinetta. Decidiamo di prendere in quella direzione. Iniziamo a la
salita libera. Anche di qui di segnali non ce ne sono. Passiamo un boschetto, e riemergiamo all’aperto. Intanto una farfalla decide di lasciarsi fotografare.

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10:00 Abbiamo raggiunto un pianoro, quasi sopra Casaccia, e ancora di sentiero non se ne vede. La strada è
bloccata da un vallone, con megafrana, e dall’altra parte vediamo il passo del Lucomagno.

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Tiriamo fuori nuovamente la cartina. Danila teme che dobbiamo ridiscendere per aggirare il vallone, arrivare
al passo, e prendere l’altro sentiero, quello che avevo deciso di evitare. Studiamo bene la cartina, ed effettivamente il sentiero sembra lambire il vallone dalla parte dove ci
troviamo, per salire direttamente seguendo le creste che portano in alto.Siamo in ballo, balliamo. Attorno, genziane a gogò.

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10:15 Abbiamo passato un cartello color rosso, con la scritta “HRT”. Non ho la più pallida idea se sia un
buon segno… Non ci sono indicazioni di percorso. Intanto saliamo a zig-zag, seguendo la cresta del versante.

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Nuova farfalla…

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10:30 Sotto di noi ormai vediamo il “Lai da Sontg Maria” (lago di Santa Maria), posto sul versante
grigionese del passo del Lucomagno. Con lo zoom posso vedere bus, auto e moto in abbondanza.

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10:40 Miracolo. Una marca bianco-rosso-bianco, la prima che vediamo. Forse siamo nella
direzione giusta.

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La roccia intanto cambia aspetto, ed inizia a mostrare la dolomia saccaroide. Immagina un tagliere,
largo diversi chilometri (forse più di dieci) e relativamente sottile (qualche centinaio di metri), inserito quasi in verticale che taglia la Leventina, la Blenio, continua sul piano della
Greina, e forse oltre: questa è la “sacca di Piora”, inserita come un coltello attraverso il granito, lo gneis ed il faldspato di cui sono composte le nostre montagna.

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10:55 Il caldo inizia a farsi sentire, la pendenza è micidiale: decisamente non è il mio tipo di percorso.
Pier, Danila e Rita mi lasciano indietro continuamente, e gentilmente si fermano per attendermi ogni venti minuti circa.

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11:10 Cambio di pendenza, penso che ci siamo quasi. Si sale ancora, ma in modo più dolce.

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Lingua di neve. Pier, Danila e Rita sono passati a destra. Io la guardo bene…

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…e sulla sua sinistra vedo la seconda marca di oggi.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4963
Chi ha ricevuto l’incarico di marcare il percorso, aveva il braccino corto con la pittura. Passo a sinistra,
costeggiando la marca. E non ostante lo sforzo, come fai a non godere della poesia della rugiada raccolta in una foglia?

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4969
E subito dopo, le prime genziane di Koch.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4975
11:35 Lassù vedo tre teste che mi attendono, ed un cartello giallo. Ce l’abbiamo fatta!!! Non aumento la
velocità (grosso errore, quando pensi di essere in prossimità della meta, metterti a correre: è il momento che ti prendi la fregatura), e in pochi minuti raggiungo i miei compagni.

2010.07.04 Gana Negra e passo Cantonill 4984
Prendiamo il sentiero che ci conduce verso l’alpe Bovarina. Fatte poche centinaia di metri, traverso
sulla neve. Insomma, siamo al quattro luglio (festa dell’indipendenza americana), siamo solo a Q2400, e c’è ancora neve?

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4987
Appena passata questa zona, entriamo in un mondo incantato: il terreno, che digrada
progressivamente verso la Bovarina, è costellato di grandi massi, la maggior parte di colore nero, come lo scacchiere di un gigante che abbia lanciato i suoi cubetti a caso. Alcuni sono di roccia
solida…

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5004
…altri di materiale estramente stratificato e friabile.

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Il sentiero zigzagga liberamente, e ci porta ad un bel laghetto.

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E davanti a noi si apre la zona di Campo Blenio, diga del Luzzone, Adula, pizzo Terri e compagnia bella.
Cambio obiettivo, e metto il grandangolo.

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12:00 Siamo scesi bene, ci stiamo godendo il paesaggio. Sulla nostra sinistra una montagna, in buona parte
franata, che probabilmente ha dato origine a questo bailame di pietre. Mentre cammino, Danila mi fa segno con il dito di non fare rumore, e di raggiungerla. Delizia: una marmotta davanti
alla sua tana.

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12:25 Scatti a fiori a tutto spiano (nell’album), poi nuovo mini-laghetto.

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Questi probabilmente non sono inseriti nella serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”, ma sono
ugualmente deliziosi. La pancia però inizia a battere, ormai sono quasi quattro ore che camminiamo senza soste (io). Guardando verso il basso vediamo un ulteriore laghetto, e decidiamo di
fermarci li per il pic-nic, prima di arrivare all’alpe Bovarina.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5033
13:25 Abbiamo ricarburato i serbatoi. Gli scarponi stanno tenendo botta bene (e anche i miei piedi),
durante la pausa faccio un controllo, niente fiacche, tutto a posto. Ripartiamo, con la diga del Luzzone in bella vista.

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Ormai si vede anche il Sosto, sopra Campo Blenio. Prime rose delle alpi di quest’anno.

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E bella macchia di genziane.

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13:35 In un attimo arriviamo all’alpe Bovarina. Che differenza rispetto a marzo. Pensavamo che l’alpe
fosse già stata caricata (per questo ci siamo fermati più in alto a mangiare), invece attorno non c’è nessuno.

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Aprofittiamo della fontana per riempire le bottiglie (le scorte d’acqua stanno scendendo mooooolto
velocemente), e noto i cartelli gialli attaccati sotto l’entrata di una stalla: non sono ancora stati posati, chissà cosa attendono…

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5055
Da qui prendiamo la forestale, che scende lungo il lato destro orografico, e che ci porterà all’attacco del
sentiero per il passo Cantonill un po’ sopra l’alpe Pradasca. L’alternativa sarebbe stata di scendere fino alla capanna Bovarina, Ronco di Gualdo (Q1537) per risalire nuovamente. Con questa
forestale invece, facciamo il minimo di discesa possibile. Dato che questo tipo di percorso è il mio percorso, mi congedo dai compagni e parto con la mia falcata.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5057
13:55 Gli alberi iniziano a diradarsi, e posso vedere il fondo valle, con Ghirone, e la diga
del Luzzone appena dietro. Non so se i nervi mi reggerebbero ad abitare in un luogo con una diga così appena dietro le spalle.

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Poi passo sopra l’alpe Pradasca, da cui provengono rumori di attività e scampanio di mucche.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5069
14:25 Sono arrivato all’attacco della salita per il passo Cantonill. Mi assicuro che i miei compagni
vedano che imbocco la deviazione, e decido di mettermi in marcia, tanto tra poco mi supereranno loro. Sotto di me, Ronco di Gualdo.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5080
In effetti la salita è di quelle durette. L’afa è micidiale; da diverse ore grosse nuvole scure si rincorrono
in cielo, facendoci temere un temporale, ma per intanto la meteo ha tenuto. Si suda che è un piacere. In breve i miei compagni mi raggiungono, e mi superano. Ormai vaccinato alla
situazione, lascio che l’occhio veleggi liberamente ai lati del sentiero, e in una macchia di piantine vedo foglie, larghe e bucate, ognuna “posseduta” da un insetto, che le
stanno mangiando.

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E piccole delizie come questa.

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15:15 Arrivo al passo. Nell’ultimo tratto vengo colpito da piccoli staffili di pioggia. Guardo in su,
non sta piovendo. E’ l’umidità, talmente alta, da condensarsi praticamente a livello del terreno, e questo ti lascia capire che cappa abbiamo attorno.

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Appena scollinato vedo un gregge di pecore e capre, e Rita che sta facendo le coccole ad una capretta bruna.
Sulla mia sinistra, Leonida con i suoi trecento alle Termopili che dice “Di qui non si passa”.

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La capretta accarezzata da Rita decide che io potrei essere un dispenser migliore, e mi si avvicina. Non
so se io sia un accarezzatore migliore di Rita, sicuramente sono un accarezzatore, e la capretta non si è sbagliata. Poi capisco che in realtà cerca un posto per grattare il capo, da cui iniziano
a spuntare le corna, che sicuramente le causano fastidio, e ha deciso che la mia gamba legnosa è un ottimo punto sul quale diminuire questa fastidiosa sensazione.

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Il mio amor proprio va sotto i piedi, ma tant’è… Da qui si può gustare la veduta sull’ampio crinale che ospita Anveuda e la zona della Dötra.

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E quasi all’orizzone, la grande antenna del monte Matro, sopra Biasca. Iniziamo la discesa verso Anveuda, Il
sentiero, nel primo tratto, corre nel bosco, poi finalmente si spiana arrivati quasi a destinazione.

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Lungo la via, incontro con alcune mucche scozzesi.

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16:00 Anveuda. Le gambe iniziano ad essere stancotte, ne abbiamo fatto di sali-scendi. Quello che è peggio, è
che le bottiglie sono praticamente vuote, e non ci sono fontane. Chiedo gentilmente ad un signore se mi può riempire le bottiglie, e gentilmente acconsente. Intanto mi guardo indietro: passo
Cantonill visto da Anveuda.

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16:05 Arriviamo a Taraira. Da qui si potrebbe prendere il sentiero alto, che porta direttamente a Croce
Portera, e accorciando un poco il percorso. Breve discussione, decidiamo di passare per Dötra, e fermarci per una pausa. Imbocchiamo il sentiero che ci permette di evitare una parte
della forestale che collega Anveuda con Dötra, soprattutto per proteggerci dal caldo: orami siamo cotti.

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Dietro di me vedo l’Adula, e guardando bene credo di intravvedere la zona dove si trova il passo di Laghetto e il laghetto Cadabi, raggiunto il 01.08.2009. Non sono sicuro al cento
per cento, ma è molto probabile. Dovrebbe essere nella sella, poco a destra del centro della foto.

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16:30 Il sentiero ci ha riportati sulla forestale, ci incrociano diverse auto che scendono a valle. Poi
si apre il pianoro di Dötra.

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16:40 Scendiamo alla capanna Dötra, e guadiamo chi con birra, chi con caffé, e non disdegnamo un
gelato artigianale.

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17:15 Ma le fatiche per oggi non sono ancora finite, abbiamo almeno un oretta di marcia ancora per Acquacalda. Così inforchiamo i sacchi, e via lungo l’alpe, con pendii fioriti splendidi.

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Questo tratto lo conosciamo bene, è semplicemente delizioso. Se vuoi passare un bel pomeriggio, fare una
passeggiata facile, e godere della tranquillità, la zona è particolarmente adatta.

17:35 Subito dopo un ponticello, inizia l’ultima salita, un 150 metri circa. Dato che sono in fondo, ne aprofitto per fotografare il passo Cantonill e il pizzo Rossetto.

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18:00 Arrivo al passo d Croce Portera, due belle signore mi stanno attendendo.

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Ricompare anche il pizzo Colombe / Campanitt, e la nostra meta.

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Appena scollinato, il sentiero cambia, e si tiene abbarbicato alla costa della montagna, decisamente più
pendente da questa parte (questo è il motivo per cui non consiglio di andare oltre a Croce Portera con le ciaspole, venendo da Dötra).

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Lungo il percorso, diversi degli splendidi cembri che si innalzano partendo da massi, e spesso con parte
delle radici in vista.

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18:35 Ci siamo quasi, ormai siamo in prossimità del centro Uomo-Natura.

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18:40 Tutti sani e salvi alla meta. Gli scarponi hanno retto benissimo, il rodaggio è stato effettuato.
Ultima foto ad un cembro, prima di risalire in auto e ridiscendere nella cappa d’afa e canicola che ci attende a Bellinzona.

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Ed ecco il profilo altimetrico dell’escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell’escursione (non che ci sia qualcosa di
speciale)


Post scriptum al 05.07.2010: dopo aver scritto l’articolo, ho inviato un mail a “Blenio Turismo”,
informandoli del problema riscontrato con il sentiero, e dei cartelli ancora in pausa invernale. Dopo meno di un’ora, il responsabile mi ha chiamato telefonicamente (e questa è serietà e
professionalità), e mi ha informato che:


1) I cartelli all’alpe Bovarina non sono ancora stati sistemati, dato che sono in ritardo con il lavoro a causa della neve che è rimasta in quota un mese in più rispetto alla media degli ultimi
anni. Verranno sistemati nel corso dei prossimi giorni.

2) Il sentiero Samprou - passo di Gana Negra verrà rimarcato ed indicato nuovamente nel corso dei prossimi mesi. Due anni fa, a causa di violenti nubifragi, soprattutto la parte che passa sulla
dolomia saccaroide era stata spazzata via. Dato che il sentiero è poco battuto, non erano sicuri se ripristinarlo o meno. Recentemente è stato deciso di riaprirlo. Viene sconsigliato di
percorrerlo subito dopo forti piogge, dato il tratto intermedio e superiore diventano un unico ruscello.

 

fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale

Lug 27


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Sopra Mesocco: Nassel, Calnisc, Gumegna, 27.06.2010
in una mappa di dimensioni maggiori

Percorso effettuato: Mesocco (Q768) - Nassel (Q1139) - Calnisc (Q1276) - Gumegna (Q1365) - Mesocco.

Difficoltà: strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2.

Dislivello: 1050 metri.

Lunghezza del percorso: 15 chilometri.

Sforzo equivalente: 26 chilometri.

Durata (incluse le pause): 8.50 ore.

Un invito: questo sentiero si sta chiudendo miseramente. I tratti non boschivi ormai sono quasi invasi dalle erbacce, e i passaggi nel bosco non sono messi molto meglio, segno che ci passa poca
gente di qui. Questo sentiero, tra pochi anni, esisterà solo nel ricordo, e nelle marche bianco-rosso-bianco che si sbiadiranno lentamente. Aiuta a tenerlo vivo, e pianifica anche tu
un’escursione su questo tracciato. Grazie.

Tre settimane di fermo io, cinque settimane Rita. La meteo di fine maggio e giugno non è stata clemente. Per fortuna almeno per queso fine settimana si prevede bello, con temperature nella norma
del periodo. E’ l’occasione buona per fare la conoscenza personale con un gruppo di persone con le quali sono in contatto “emailistico” da diverso tempo, Francesca, Antonella, Silvana, Fabio e
Roberto, e una conoscenza più recente, Renzo, che tiene un bel sito con il catalogo dei cartelli escursionistici gialli della Svizzera. Rita ed io discutiamo, e ci viene voglia di rifare la bella
escursione, fatta il 09.09.2007
 con Daniela, Luigi, Fabio, Dario e la
nostra Zara sopra Mesocco. Organizzo tutto, e ci ritroviamo alla vecchia stazione di Mesocco alle 9:00. Assieme a noi anche Marco, che sembra inizi a prendere gusto a sgambettare di domenica (in
realtà è un montagnard anche lui di lunga data).

Salendo mi sono ripercorso mentalmente il tragitto fatto il 05.12.2009. Guardo in su, verso Pian San Giacomo, e penso che probabilmente, senza la deviazione indesiderata sopra il portale Nord
del passante di Roveredo, si potrebbe fare in una giornata Bellinzona - San Bernardino.

09:15 Tutti pronti con lo scarponi ed i sacchi. Guardo quello di Roberto, è enorme, persino più grande di quello di Enrico. Provo ad alzarlo, quasi non ce la faccio. Ma cosa ci terrà dentro? In
fondo è un’escursione relativamente facile. Per cortesia e pudore non chiedo, ma scoprirò più tardi il perché di cotanto peso. La tradizione impone la foto di gruppo prima della partenza, ed
essendo tutti lettori fedeli dei miei resoconti, si prestano senza sbuffare troppo.

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Il mio sacco tiene tre litri d’acqua, dato che non mi ricordo se ci siano punti d’approvvigionamento idrico,
e le temperature sono previste sul quasi torrido. Per fortuna buona parte del tracciato è nel bosco. La partenza avviene in relax. Prendiamo la stradina che scende fino al ponte, per passare la
Moesa, Dall’altra parte iniziamo la salita fino a passare la frazione di Mesocco, Sulla nostra sinistra, il salto che porta a Pian San Giacomo, ed i tornanti della semiautostrada.

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Appena sopra la frazione, mi ricordo che avevmo preso la forestale per salire a Nassel. Sarebbe mio desiderio
evitare il sentiero nel bosco, in questo tratto, per poter tenere un ritmo più vicino a quello degli altri, che hanno già dimostrato di essere dei veri montagnards, Rita inclusa, e non degli
escursionisti come me. In effetti arriviamo al cartello, e tutti vorrebbero salire dal sentiero. Noooooo, dico io, prendiamo la forestale.

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Tutti ubbidienti mi seguono, saliamo ancora un poco lungo la strada, e questa finisce. Ohibò, dov’è finita la
forestale? Faccio buon viso a cattiva sorte, e informo che si sale dal sentiero. Torniamo indietro di duecento metri, e dentro nel bosco. E succede ciò che mi attendevo: partono tutti con il
turbo. Alé, rimango indietro. Vabbé, giustificherò la mia lentezza con la necessità di scattare qualche foto.

09:45 Si comincia a vedere che si sale. Sotto di me, in uno squarcio tra gli alberi, posso riprendere Mesocco.

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Il bosco è vivo vivo vivo. Canto di uccelli ovunque, fruscii nel sottobosco. Una ragnetta con tanto di sacca
delle uova passeggia tranquillamente vicino ai miei piedi.

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Api, mosconi, farfalle, c’è di tutto.

10:15 Rita mi attende, e con lei una piccola parte del gruppo. Da qui in avanti viaggeremo a fisarmonica: gruppo di testa che ogni tanto si ferma (anche se non ne avrebbero bisogno) per
aspettarci, gruppo intermedio con Rita, ed io che faccio da spazzastrada di coda. Poi il gruppo intermedio riparte, e nel volgere di pochi attimi scompare nell’empireo boschivo. Laggiù, intanto,
appare Soazza, ed i resti del castello di Serravalle.

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10:45 Salita senza storia. Il sentiero ogni tanto interseca la forestale, e poco più avanti si tuffa
nuovamente bel bosco. Ogni tanto dei tratti sono invasi dalle erbe, e non si vede più il suolo nudo, tipico del passaggio regolare degli scarponi. E un bel moscone attrae la mia attenzione.

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11:00 Raggiungo gli altri che mi hanno atteso accanto ad un cascinale. Non manca molto per Nassel. Francesca
e Antonella decidono di continuare lungo la forestale, assieme a Rita, Marco, Renzo e me. Gli altri propendono per il sentiero. Pendenza più umana per me, riesco quasi a tenere il passo. Salendo,
un bel giglio di Sant’Antonio (e speriamo che non ne abbia anche il “fuoco”).

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11:20 Arriviamo al cartello giallo di Nassel, e del gruppo del sentiero non c’è traccia. Dovrebbero aver impiegato meno di noi, ed essere già qui… Attendiamo qualche minuto, poi veloce
colloquio telefonico. Sono finiti direttamente a Stabi, bell’insediamento abitativo all’imbocco del pianoro che porta all’alpe da Barna. Spieghiamo loro che il posto dove sono è sicuramente
bello, ma dalla parte sbagliata rispetto al nostro percorso.

12:00 Comitiva ricomposta. Francesca ci descrive Stabi, Rita ed io ci guardiamo, ed il messaggio è chiaro: da farsi. Propongo di tirare fino a Calnisc, mi ricordo che c’è un bel prato con vista
sulla vallata, adatto al pic-nic. La proposta viene accettata, e ci rimettiamo in cammino. Intanto abbiamo superato in altezza Pian San Giacomo, e si vedono le collinette che chiudono il piccolo
pianoro dove si trova San Bernardino.

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12:10 Arriviamo alla prima delle varie cascate che passeremo oggi, e sorpresa sorpresa, il sentiero
dall’altra parte è franato, causa valanga, e da questa parte non è messo molto meglio, Inoltre, una grossa quantità di neve occupa parte del tratto da percorrere.

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Attraversiamo con cautela, fino a raggiungere la zona stabile dall’altra parte. Questa non me la aspettavo:
siamo poi alla fine di giugno, e non siamo così in alto… E noto con piacere, che tra la roccia e la massa nevosa, dove il terreno è stato rivoltato dal movimento, spuntano diverse piantine: la
vita ha preso il sopravvento nuovamente.

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Da qui il sentiero non presenta ulteriori difficoltà, ed entra ed esce dal bosco continuamente. Nelle zone
esposte, il caldo è torrido, e si suda che è un piacere.

12:25 Siamo praticamente in verticale sopra il castello di Serravalle. Se mi ricordo bene, dovrebbe mancare poco a Calnisc.

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12:30 Effettivamente, pochi passi ancora, e siamo a Calnisc. Il prato c’è, ma è molto più in pendenza di
quanto ricordassi. Nessun problema: troviamo un tavolino libero, e ci prepariamo per il pranzo.

Rita ed io, morigerati e probi, tiriamo fuori il nostro pranzo da frate francescano: 50 grammi di carne secca, un po’ di noccioline salate, un po’ di frutta secca, pane nero. I cinque bucanieri
(Silvana, Francesca, Antonella, Roberto e Fabio) iniziano a strusare con i loro sacchi, ed appaiono (non nell’ordine):

- una tovaglia
- due torte (buonissime entrambe) fatte da Francesca
- un salame piccante
- diverse scatolette con sott’aceti, peperoni ripieni, affettato di varia natura e forma
- vino e birra
- pane già tagliato in fette
- patatine chips
- due o tre tipi di formaggio
- il caffé, lo zucchero e la grappa

Adesso ho capito il motivo del peso dello zaino di Roberto (e probabilmente anche di Fabio). Fossimo all’osteria fuori porta, non saremmo serviti meglio e in modo più variato. Così, tra un
boccone e una chiacchera, una foto ed un sorso, passa ben un’ora e cinquanta di pausa (non faccio mai cosî tanto in una volta, ed è una delle cose per cui i miei compagni di viaggio mi
maledicono sempre).

14:20 Stiamo rigovernando per lasciare tutto in ordine. Alcuni sono già riusciti ad alzarsi dal tavolo, e sedersi un po’ più in la.

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Si riparte. Attraversiamo gli ultimi campi di Calnisc, e dentro il bosco nuovamente. Il sentiero scende
brevemente, poi inizia a risalire per portarci verso una cascata. Attraversamento non troppo difficoltoso, questa volta.

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E’ piccola, ma ha il suo fascino.

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Subito dopo si rientra nel bosco. Ci ripara dal sole diretto, ma le folate di aria calda che arrivano dal
basso…

Lungo la via, due o tre rustici completamente demoliti ormai. Una volta erano una ricchezza, probabilmente si poteva uccidere per averne uno. Oggi sono lasciati al loro destino impietoso.

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E anche il bosco, purché bello, ha un aspetto malato…

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15:00 Bivio: un cartello ci dice che siamo a “Puzzei”, ma attorno non c’è niente che faccia capire che questo
luogo ha qualcosa di speciale. E non c’è neanche una terza via che scenda. Mistero.

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15:30 Il tratto nel bosco (sempre in salita) termina, e ci ritroviamo a seguire una esile traccia fatta più di marche che di sentiero vero e proprio. E si sale, forte, si sale. L’ultima fatica
prima di arrivare alle due cascate più belle. Tanto per cambiare sono l’ultimo della fila, arranco in salita. Rita che trattiene il passo per attendermi, dopo una sudata micidiale sotto il sole
che picchia impietoso mi dice “Siamo arrivati”.

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La prima delle due cascate, quella più grande. Ha ancora un arco di neve (tieni conto che siamo si e no a Q1400), e romba dall’alto saltando per diverse decine di metri, scalino dopo scalino.
Bellissima. La pozza sotto l’arco che è un invito al bagno, ma sarà gelata….

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Sull’altro versante, una lingua di roccia alta pochi metri nel tratto terminale, impedisce di vedere la seconda cascata. Devi salire sulla lingua, per poterle vedere entrambe
contemporaneamente.

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Foto a gogò da tutti i punti di vista. Poi passiamo sull’altro lato, dove si trova la seconda, molto più piccola, che scende dalla destra.

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Terminata l’ammirazione, ci rimettiamo in cammino, rientrando nuovamente nel bosco, per l’ultimo tratto di sentiero, breve, che porta a Gumegna, dove arriviamo alle 15:50.

15:50 Gumegna. Breve sosta su di una bella terrazza panoramica, con tanto di fontanella per rinfrescarsi e rifare il pieno alle bottiglie.

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Bella vista su Mesocco, Pian San Giacomo e la zona di San Bernardino.

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16:10 Adesso ci attende la parte più noiosa: la discesa verso Mesocco lungo la forestale. Un’oretta e mezzo senza storia né gloria, ma adatta alle chiacchere e alla conoscenza reciproca. Riesco
persino a non rimanere indietro, e si che il sacco di Roberto e di Fabio adesso è molto più leggero di quando siamo saliti :-)

16:45 Il bosco si apre un’attimo, e ci permette di vedere dove eravamo appena un’oretta fa, lassù in alto.

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Scendendo questo rivo crea ancora dei begli effetti anche più in basso.

17:00 Camminando vedo un ranocchio che dalla forestale si nasconde nel verde. Con l’aiuto di Roberto riesco a riportarlo alla luce e ad immortalarlo.

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17:25 E giù, e giù, e giù. Siamo praticamente all’altezza di Mesocco, ma bisogna scendere ulteriormente per passare il ponte sulla Moesa, e risalire poi dall’altra parte.

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17:40 Eccoci al ponte. Sotto di noi, le acque turbinose della Moesa, che creano giochi di spruzzi bellissimi.

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Per finire risaliamo dall’altra parte, e arriviamo sul piazzale della stazione, dove le nostre auto si sono trasformate in altoforni industriali, con temperature interne prossime al punto di
fusione dell’elio.

18:00 Rinfrescati, messo le auto all’ombra per renderle vivibili, ci godiamo gli ultimi momenti assieme.

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Cotti dal sole e dal caldo, ma vivi. Giornata splendida, escursione deliziosa, compagnia piacevolissima.

Ed ecco il profilo altimetrico dell’escursione.

Profilo
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fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale

Sep 10

I carboidrati rappresentano la principale fonte di energia, costituendo il 55-60% della quota calorica giornaliera che va adattata dopo valutazione individuale basata sulle abitudini nutrizionali, sulla condizione clinica e sul quadro lipidico del paziente.
In genere in una dieta si privilegiano i carboidrati complessi, che dovrebbero rappresentare circa il 90% del totale, rispetto agli zuccheri semplici. Comunque deve essere tenuto presente che le variazioni glicemiche indotte dai carboidrati non sono solo correlate alla loro struttura molecolare, ma anche ad altri fattori, quali la rapidità con cui il cibo viene assunto, il modo in cui è stato elaborato e l'associazione con altri cibi.
In considerazione dell'ampia variabilità delle risposte glicemiche ai differenti carboidrati è stato elaborato un parametro per classificare gli alimenti in base ai livelli glicemici indotti, rispetto ad un elemento di riferimento detto indice glicemico.
Un indice glicemico elevato, inizialmente riferito al glucosio, ma, attualmente, al pane, corrisponde ai livelli di glicemia più alti dopo l'ingestione di quell'alimento [...]

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Lug 27

Domani, martedì 27, alle ore 21:15, in Piazza San Vitale, la città di San Salvo presenta la compagnia “Il Teatro del Crack” in Il lavoro che resta – Storie di lavoro nel sud dell’Abruzzo.
La rappresentazione narra le vicende della lotta del bosco Motticce, dell’eccidio di Lentella, degli scioperi per il metano a Cupello fino ad arrivare ad affrontare le problematiche del lavoro oggi.
La scrittura scenica e la regia sono di Antonio G. Tucci, il disegno e le luci di Tea Primiterra, le scene di Antonella Spelozzo e tra gli interpreti troviamo Alessandra Angelucci.
Lo spettacolo sarà introdotto dalle testimonianze di alcuni protagonisti delle lotte.
Si tratta di storie “vere” di contadini, operai, disoccupati, giovani interinali, donne lavoratrici di San Salvo, Cupello e Lentella, storie “esemplari”, in cui la gente può identificarsi.
La rappresentazione teatrale vuole raccontare com’era il lavoro un tempo e com’è oggi, mettendo in scena anche fatti sanguinosi e tragedie di popolo e di singole persone.
Queste fanno parte del percorso di rivendicazione del diritto al lavoro che ha visto Luigi Ruggieri tra i capi dell’occupazione da parte dei braccianti di San Salvo del bosco Motticce per ottenere il disboscamento e l’assegnazione delle terre e ancora Cosmo Mangiocco e Nicola Mattia morire in quella che fu la tragedia di Lentella per rivendicare pane e lavoro, per arrivare alle rivendicazioni dei cittadini di Cupello affinchè il metano appena scoperto nel loro territorio, invece di essere portato altrove, determinasse nuove possibilità di occupazione per contrastare povertà ed emigrazione.
“Il lavoro che resta è un’opera di qualità sotto il profilo artistico, ma è anche un’opera preziosa per la sua funzione di recupero della memoria storica di un vissuto che ha determinato il destino della gente nel nostro territorio – ha dichiarato il sindaco Gabriele Marchese - La presa di coscienza del diritto al lavoro, la capacità e la forza di organizzarsi a rivendicarlo come unica possibilità per riscattarsi dalla fame è una tematica quanto mai attuale oggi giorno, in un comprensorio che ha visto, negli anni sessanta, con l’industrializzazione, i braccianti diventare operai e la possibilità di cambiare la società attraverso la capacità di lottare per i propri diritti e che assiste, invece, nel tempo presente, qui come altrove, alla morte di una grande speranza, alla realtà dei giovani precari, dei cassa integrati, dei disoccupati e dell’incertezza per il futuro, che, alla luce delle storie testimoniate nell’opera, stimolano una reattività troppo spesso assopita”.

fonte: sansalvoedintorni.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 27

                    E’ ora di riorganizzare il sistema sanitario

Il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti è intervenuto oggi all’incontro, organizzato dalla Cgil a Lamezia Terme, sul tema “Emergenza sanità in primo piano: il diritto di cura ed il governo della spesa al centro di un nuovo sistema di qualità”. Il Presidente Scopelliti - informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta - ha tracciato le linee guida della sua maggioranza sul tema in discussione, spiegando che il tempo delle attese è ormai praticamente scaduto: “Abbiamo la necessità – ha affermato Scopelliti – di riorganizzare il sistema sanitario in Calabria. Bisogna ripartire da una sanità che riesca ad essere vicina al bisogno dei cittadini. Tutti noi dobbiamo fare sinergia creando un unico gioco di squadra mettendo da parte gli interessi personali. Cinque Asp – ha proseguito Scopelliti – sono sufficienti per governare il territorio. E’ giunto il momento di uscire dai provincialismi che, in passato, hanno generato solo divisioni. In questa direzione, s’inquadra la scelta dei nuovi manager che rappresentano un primo segnale di discontinuità con il passato”. Il Presidente Scopelliti si è, quindi, soffermato sulle nuove strutture ospedaliere. “Istituiremo  - ha detto -  ospedali efficienti, anche perché in Calabria c’è un personale sanitario di grande qualità che non va assolutamente disperso. Si può e si deve, perciò, invertire la tendenza, facendo delle scelte coraggiose, partendo da alcuni servizi essenziali: non è ammissibile che si debba pagare seicentotrenta euro per un posto letto all’ospedale di Palmi. Ad esempio, l’ospedale unico della Piana dovrà essere necessariamente realizzato per consentire ai cittadini di quel territorio di usufruire di una sanità di qualità”. Scopelliti ha, infine, fatto un riferimento all’advisor Kpmg: “I due miliardi e duecento milioni di euro di perdite – conclude il Governatore della Calabria – non sono stati mai certificati da Kpmg.

Info e contatti
coordinamentopdlcs@libero.it

fonte: blog.libero.it/Coordinamentopdl » Vai al post originale

Lug 27

vivaE' sicuramente l'alba e dal comodino giunge un ronzio conosciuto: sms in arrivo. "Buongiorno Gin, buona domenica, ma soprattutto… buon compleanno!" Miii che mattinieri, di già? Meno male che l'ho messo in vibrazione… sono solo le sei! Non faccio in tempo a rimetterlo giù che ricomincia a vibrare. Il maritozzo dorme alla grande; vabbè torniamo a dormire, li guardo dopo.Ore 10:30 sento un profumino di caffè provenire dalla cucina: Amoreeeeeeee, me lo porti il caffè a letto? E' o non è il mio compleanno?Mi alzo con calma, colazione e poi spulciamento dei messaggi. Amici, colleghi, allieve, sorella, nipoti. Nipoti? Toh, sta a vedere che han bisogno di qualcosa… son anni che si dimenticano compleanni e anniversari; persino il Natale gli è sfuggito l'ultima volta… Apro il PC, mi collego a Facebook ed eccoli lì gli auguri virtuali, più numerosi degli sms. Tutti a festeggiarmi. Facile, comodo e veloce. Altro che spadellamenti vari, pulizie di fino e smobilitamenti di arredi per far spazio agli invitati. Oggi ho deciso che non farò niente, ma proprio niente: solo relax. E stasera, cena fuori con il mio amore e salsa fino al mattino. Yeh!

Pubblicato da Bellissimagin | Commenti (5)

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Lug 27


Javascript possiede un utile funzione chiamata parseInt() che converte una variabile in un numero intero.
Nel tutorial di oggi creeremo proprio questa funzione, facendo un porting in PHP.

 
function parseInt($string) {
//return intval($string);
if(preg_match(‘/(\d+)/’, $string, $array)) {
return $array[1];
} else {
return 0;
}
}
 

ESEMPIO APPLICATO

 
echo parseInt("2008"); // Risultato: 2008
echo parseInt("99.90 euro"); // Risultato: 99
echo parseInt("www.w3.org"); // Risultato: 3
echo parseInt("300 bicchieri"); // Risultato: 300
echo parseInt("Lorem ipsum dolor…"); // Risultato: 0
 

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Lug 27


Nel video-tutorial di oggi imparerete come scontornare un’immagine utilizzando il filtro “Estrai” che si occuperà di estrarre un soggetto da una foto.  Dalla versione CS4 in poi, sia il filtro Estrai che Crea pattern non sono più presenti sotto la voce di menu Filtri ma adesso sono diventati dei plugin facoltativi e installabili separatamente. Per chi volesse utilizzarli può scaricarli da qui per la versione Windows e da qui per la versione Mac.

Link: http://www.doromurabito.com/blog/2010/07/23/photoshop-tutorial-un-ottimo-scontorno/

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Lug 27


Addy Osmani ha messo a disposizione un video che spiega le caratteristiche fondamentali dell’HTML5  attraverso esempi di codice per ogni argomento trattato. Vi ricordiamo che l’HTML5 è il nuovo linguaggio di markup per la progettazione delle pagine web. Per maggiori informazioni o esempi, visitate il nostro archivio dedicato proprio a questo linguaggio.

Link: http://addyosmani.com/blog/html5-in-5-minutes/

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Lug 27


TinyUrl è un servizio web che permette alle persone di accorciare gli URL. A mio parere è un servizio molto utile, ma ovviamente nasconde l’URL di destinazione ed è quindi un potenziale rischio. Nel tutorial di oggi creeremo una funzione che restituirà l’URL di destinazione per un determinato tinyurl.

 
function untinyUrl($tinyurl){
if($fp = fsockopen ("tinyurl.com", 80, $errno, $errstr, 30)){
if ($fp) {
fputs ($fp, "HEAD /$tinyurl HTTP/1.0\r\nHost: tinyurl.com\r\n\r\n");
$headers = ;
while (!feof($fp)) {
$headers .= fgets ($fp,128);
}
fclose ($fp);
}
 
$arr1=explode("Location:",$headers);
$arr=explode("\n",trim($arr1[1]));
echo trim($arr[0]);
}
}
 

ESEMPIO APPLICATO

 
echo untinyUrl(‘3yv2l9f’);
//restituirà: http://www.sastgroup.com
 

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Lug 27


Nel video-tutorial di oggi imparerete come utilizzare lo strumento correttivo messo a disposizione da Photoshop.
Lo strumento che tratteremo si chiama Healing Brush Tool, quest’ultimo ci permette di clonare e di ricostruire la parte deteriorata di un’immagine. L’utilizzo è davvero semplice, come qualsiasi pennello, basterà cliccare con il tasto sinistro del vostro mouse sulla parte interessata e il gioco è fatto!

Link: http://www.doromurabito.com/blog/2010/07/22/photoshop-tutorial-come-usare-il-pennello-correttivo/

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Lug 27


In questo articolo troverete una raccolta di 75 icone gratuite da utilizzare in qualsiasi progetto, dalle applicazioni software ai siti internet.
Questo set comprende 75 icone in formato PNG 32 x 32 pixel da utilizzare nei vostri progetti professionali e personali.

Link: http://psd.tutsplus.com/freebies/icons/exclusive-freebie-pack-%E2%80%93-eloquence-icon-set/

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