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Gana Negra e Cantonill, 04.07.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Aquacalda (Q1758) - Pozzetta (Q1869) - Samprou (Q1851) - passo di Gana Negra
(Q2430) - alpe Bovarina (Q2008) - sopra alpe Pradasca (Q1790) - passo Cantonill (Q1937) - piano di Léigra (Q1687) - Anveuda (Q1678) - Taraira (Q1720) - Dötra (Q1748) - Croce Portera (Q1917) -
Acquacalda.
Difficoltà : strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2, sentiero T2 non marcato.
Dislivello: 1300 metri.
Lunghezza del percorso: 18.5 chilometri.
Sforzo equivalente: 32 chilometri.
Durata (incluse le pause): 9.50 ore.
Riferimenti: capanna Bovarina, capanna Dötra, centro Uomo-Natura di Acquacalda, “Da Piera ad Acquacalda via Dötra, 11.06.2009″,
“Ciaspolata di San Giuseppe: capanna e
alpe Bovarina, 19.03.2010″, “Bovarina con Rossetto,
28.09.2008″, serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”.
Rita ed io ci eravamo innamorati della zona di Gana Negra quando, il 19.03.2010, eravamo saliti dalla capanna Bovarina all’alpe Bovarina, e avevamo potuto dare un’occhiata a questa vallata,
coperta di neve allora. E poi, il 28.09.2008, durante il giro al pizzo Rossetto, avevo visto questo cartello alla capanna Bovarina. Ero alle prime armi escursionistiche, allora, il nome mi aveva
colpito, ed era rimasto nel mio immaginario.
La valle di Blenio, assieme alla zona del Piora, sono le due regioni ticinesi che amiamo di più, per il loro paesaggio, diverso tra di loro: tanto è forte, rocciosa e brulla la zona dietro il
Piora (Cadlimo), tanto è verde e fiorita la valle di Blenio.
Come al solito faccio i compiti a casa, e trovo un bell’anello, che partendo da Acquacalda permette di attraversare sia la Gana Negra, che i prati tra Anveuda e Acquacalda. Un po’ di calcoli, il
percorso è abbordabile. Lo sforzo grosso è quasi tutto all’inizio, Si potrebbe partire anche dal passo del Lucomagno, rendendo più dolce la salita alla Gana Negra, ma si allungherebbe di quasi
sette chilometri, ed il dislivello totale non cambierebbe. Opto per la variante a salita estrema. A noi si associano Danila e Pierfranco.
09:00 Siamo al centro Uomo-Natura di Acquacalda. In questo periodo il ristorante e l’albergo sono in ristrutturazione, non c’è in giro praticamente nessuno. Temperature già a 19°, la giornata si
preannuncia di quelle toste.

Foto di gruppo fatta (la trovi nell’album). Ieri mi sono acquistato un nuovo paio di scarponi, e oggi
effettuerò il rodaggio. Rita ha preso dei cerottini, nel caso mi esca qualche fiacca. Non penso succederà : ho provato scarponi per un’ora, prima di decidermi per questi, e sono piuttosto sicuro
della mia scelta. Grazie Igor per la tua pazienza!!!
09:05 Ci incamminiamo lungo il sentiero numero 2 + 7 che resta poco più in alto della strada. Mi pregusto già il piacere, tra un po’, di non dover più sentire il rumore di veicoli.

Davanti a noi, il pizzo Colombe (o pizzo Campanitt), che segna il confine tra la valle di Blenio e la zona
del Piora. Sulla sua sinistra, il passo del Sole, e sulla destra, il passo delle Colombe, con il bel laghetto. Questa montagna, con la sua forma molto caratteristica, è il mio faro d’orientamento
quando sono in questa zona, e l’ho fotografato in tutte le salse.

Flora e fauna splendidi, fiori a perdita d’occhio, i cembri tipici di questa zona. Se sali fino a qui anche
solo per un pic-nic, ti resta nel cuore. Nascosto tra le foglie, un bel brucone.

09:30 Arriviamo a Samprou, da dove si stacca il sentiero che sale diretto alla Gana Negra, almeno secondo le
due cartine in mio possesso. Ci guardiamo in giro, di marche non ce ne sono, di cartelli gialli nemmeno. Pensavo di lasciare a casa le cartine (sia quella topografica che quella fotografica), ma
adesso sono ben contento di averle prese con me.

Danila ed io le studiamo: sembrerebbe si debba salire sul versante destro orografico della valletta che si
diparte lateralmente, ma non c’è traccia di sentiero. Invece, a sinistra, sembra di intravvedere una traccia lungo la collinetta. Decidiamo di prendere in quella direzione. Iniziamo a la
salita libera. Anche di qui di segnali non ce ne sono. Passiamo un boschetto, e riemergiamo all’aperto. Intanto una farfalla decide di lasciarsi fotografare.

10:00 Abbiamo raggiunto un pianoro, quasi sopra Casaccia, e ancora di sentiero non se ne vede. La strada è
bloccata da un vallone, con megafrana, e dall’altra parte vediamo il passo del Lucomagno.

Tiriamo fuori nuovamente la cartina. Danila teme che dobbiamo ridiscendere per aggirare il vallone, arrivare
al passo, e prendere l’altro sentiero, quello che avevo deciso di evitare. Studiamo bene la cartina, ed effettivamente il sentiero sembra lambire il vallone dalla parte dove ci
troviamo, per salire direttamente seguendo le creste che portano in alto.Siamo in ballo, balliamo. Attorno, genziane a gogò.

10:15 Abbiamo passato un cartello color rosso, con la scritta “HRT”. Non ho la più pallida idea se sia un
buon segno… Non ci sono indicazioni di percorso. Intanto saliamo a zig-zag, seguendo la cresta del versante.

Nuova farfalla…

10:30 Sotto di noi ormai vediamo il “Lai da Sontg Maria” (lago di Santa Maria), posto sul versante
grigionese del passo del Lucomagno. Con lo zoom posso vedere bus, auto e moto in abbondanza.

10:40 Miracolo. Una marca bianco-rosso-bianco, la prima che vediamo. Forse siamo nella
direzione giusta.

La roccia intanto cambia aspetto, ed inizia a mostrare la dolomia saccaroide. Immagina un tagliere,
largo diversi chilometri (forse più di dieci) e relativamente sottile (qualche centinaio di metri), inserito quasi in verticale che taglia la Leventina, la Blenio, continua sul piano della
Greina, e forse oltre: questa è la “sacca di Piora”, inserita come un coltello attraverso il granito, lo gneis ed il faldspato di cui sono composte le nostre montagna.

10:55 Il caldo inizia a farsi sentire, la pendenza è micidiale: decisamente non è il mio tipo di percorso.
Pier, Danila e Rita mi lasciano indietro continuamente, e gentilmente si fermano per attendermi ogni venti minuti circa.

11:10 Cambio di pendenza, penso che ci siamo quasi. Si sale ancora, ma in modo più dolce.

Lingua di neve. Pier, Danila e Rita sono passati a destra. Io la guardo bene…

…e sulla sua sinistra vedo la seconda marca di oggi.

Chi ha ricevuto l’incarico di marcare il percorso, aveva il braccino corto con la pittura. Passo a sinistra,
costeggiando la marca. E non ostante lo sforzo, come fai a non godere della poesia della rugiada raccolta in una foglia?

E subito dopo, le prime genziane di Koch.

11:35 Lassù vedo tre teste che mi attendono, ed un cartello giallo. Ce l’abbiamo fatta!!! Non aumento la
velocità (grosso errore, quando pensi di essere in prossimità della meta, metterti a correre: è il momento che ti prendi la fregatura), e in pochi minuti raggiungo i miei compagni.

Prendiamo il sentiero che ci conduce verso l’alpe Bovarina. Fatte poche centinaia di metri, traverso
sulla neve. Insomma, siamo al quattro luglio (festa dell’indipendenza americana), siamo solo a Q2400, e c’è ancora neve?

Appena passata questa zona, entriamo in un mondo incantato: il terreno, che digrada
progressivamente verso la Bovarina, è costellato di grandi massi, la maggior parte di colore nero, come lo scacchiere di un gigante che abbia lanciato i suoi cubetti a caso. Alcuni sono di roccia
solida…

…altri di materiale estramente stratificato e friabile.

Il sentiero zigzagga liberamente, e ci porta ad un bel laghetto.

E davanti a noi si apre la zona di Campo Blenio, diga del Luzzone, Adula, pizzo Terri e compagnia bella.
Cambio obiettivo, e metto il grandangolo.

12:00 Siamo scesi bene, ci stiamo godendo il paesaggio. Sulla nostra sinistra una montagna, in buona parte
franata, che probabilmente ha dato origine a questo bailame di pietre. Mentre cammino, Danila mi fa segno con il dito di non fare rumore, e di raggiungerla. Delizia: una marmotta davanti
alla sua tana.

12:25 Scatti a fiori a tutto spiano (nell’album), poi nuovo mini-laghetto.

Questi probabilmente non sono inseriti nella serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”, ma sono
ugualmente deliziosi. La pancia però inizia a battere, ormai sono quasi quattro ore che camminiamo senza soste (io). Guardando verso il basso vediamo un ulteriore laghetto, e decidiamo di
fermarci li per il pic-nic, prima di arrivare all’alpe Bovarina.

13:25 Abbiamo ricarburato i serbatoi. Gli scarponi stanno tenendo botta bene (e anche i miei piedi),
durante la pausa faccio un controllo, niente fiacche, tutto a posto. Ripartiamo, con la diga del Luzzone in bella vista.

Ormai si vede anche il Sosto, sopra Campo Blenio. Prime rose delle alpi di quest’anno.

E bella macchia di genziane.

13:35 In un attimo arriviamo all’alpe Bovarina. Che differenza rispetto a marzo. Pensavamo che l’alpe
fosse già stata caricata (per questo ci siamo fermati più in alto a mangiare), invece attorno non c’è nessuno.

Aprofittiamo della fontana per riempire le bottiglie (le scorte d’acqua stanno scendendo mooooolto
velocemente), e noto i cartelli gialli attaccati sotto l’entrata di una stalla: non sono ancora stati posati, chissà cosa attendono…

Da qui prendiamo la forestale, che scende lungo il lato destro orografico, e che ci porterà all’attacco del
sentiero per il passo Cantonill un po’ sopra l’alpe Pradasca. L’alternativa sarebbe stata di scendere fino alla capanna Bovarina, Ronco di Gualdo (Q1537) per risalire nuovamente. Con questa
forestale invece, facciamo il minimo di discesa possibile. Dato che questo tipo di percorso è il mio percorso, mi congedo dai compagni e parto con la mia falcata.

13:55 Gli alberi iniziano a diradarsi, e posso vedere il fondo valle, con Ghirone, e la diga
del Luzzone appena dietro. Non so se i nervi mi reggerebbero ad abitare in un luogo con una diga così appena dietro le spalle.

Poi passo sopra l’alpe Pradasca, da cui provengono rumori di attività e scampanio di mucche.

14:25 Sono arrivato all’attacco della salita per il passo Cantonill. Mi assicuro che i miei compagni
vedano che imbocco la deviazione, e decido di mettermi in marcia, tanto tra poco mi supereranno loro. Sotto di me, Ronco di Gualdo.

In effetti la salita è di quelle durette. L’afa è micidiale; da diverse ore grosse nuvole scure si rincorrono
in cielo, facendoci temere un temporale, ma per intanto la meteo ha tenuto. Si suda che è un piacere. In breve i miei compagni mi raggiungono, e mi superano. Ormai vaccinato alla
situazione, lascio che l’occhio veleggi liberamente ai lati del sentiero, e in una macchia di piantine vedo foglie, larghe e bucate, ognuna “posseduta” da un insetto, che le
stanno mangiando.

E piccole delizie come questa.

15:15 Arrivo al passo. Nell’ultimo tratto vengo colpito da piccoli staffili di pioggia. Guardo in su,
non sta piovendo. E’ l’umidità , talmente alta, da condensarsi praticamente a livello del terreno, e questo ti lascia capire che cappa abbiamo attorno.

Appena scollinato vedo un gregge di pecore e capre, e Rita che sta facendo le coccole ad una capretta bruna.
Sulla mia sinistra, Leonida con i suoi trecento alle Termopili che dice “Di qui non si passa”.

La capretta accarezzata da Rita decide che io potrei essere un dispenser migliore, e mi si avvicina. Non
so se io sia un accarezzatore migliore di Rita, sicuramente sono un accarezzatore, e la capretta non si è sbagliata. Poi capisco che in realtà cerca un posto per grattare il capo, da cui iniziano
a spuntare le corna, che sicuramente le causano fastidio, e ha deciso che la mia gamba legnosa è un ottimo punto sul quale diminuire questa fastidiosa sensazione.

Il mio amor proprio va sotto i piedi, ma tant’è… Da qui si può gustare la veduta sull’ampio crinale che ospita Anveuda e la zona della Dötra.

E quasi all’orizzone, la grande antenna del monte Matro, sopra Biasca. Iniziamo la discesa verso Anveuda, Il
sentiero, nel primo tratto, corre nel bosco, poi finalmente si spiana arrivati quasi a destinazione.

Lungo la via, incontro con alcune mucche scozzesi.

16:00 Anveuda. Le gambe iniziano ad essere stancotte, ne abbiamo fatto di sali-scendi. Quello che è peggio, è
che le bottiglie sono praticamente vuote, e non ci sono fontane. Chiedo gentilmente ad un signore se mi può riempire le bottiglie, e gentilmente acconsente. Intanto mi guardo indietro: passo
Cantonill visto da Anveuda.

16:05 Arriviamo a Taraira. Da qui si potrebbe prendere il sentiero alto, che porta direttamente a Croce
Portera, e accorciando un poco il percorso. Breve discussione, decidiamo di passare per Dötra, e fermarci per una pausa. Imbocchiamo il sentiero che ci permette di evitare una parte
della forestale che collega Anveuda con Dötra, soprattutto per proteggerci dal caldo: orami siamo cotti.

Dietro di me vedo l’Adula, e guardando bene credo di intravvedere la zona dove si trova il passo di Laghetto e il laghetto Cadabi, raggiunto il 01.08.2009. Non sono sicuro al cento
per cento, ma è molto probabile. Dovrebbe essere nella sella, poco a destra del centro della foto.

16:30 Il sentiero ci ha riportati sulla forestale, ci incrociano diverse auto che scendono a valle. Poi
si apre il pianoro di Dötra.

16:40 Scendiamo alla capanna Dötra, e guadiamo chi con birra, chi con caffé, e non disdegnamo un
gelato artigianale.

17:15 Ma le fatiche per oggi non sono ancora finite, abbiamo almeno un oretta di marcia ancora per Acquacalda. Così inforchiamo i sacchi, e via lungo l’alpe, con pendii fioriti splendidi.

Questo tratto lo conosciamo bene, è semplicemente delizioso. Se vuoi passare un bel pomeriggio, fare una
passeggiata facile, e godere della tranquillità , la zona è particolarmente adatta.
17:35 Subito dopo un ponticello, inizia l’ultima salita, un 150 metri circa. Dato che sono in fondo, ne aprofitto per fotografare il passo Cantonill e il pizzo Rossetto.

18:00 Arrivo al passo d Croce Portera, due belle signore mi stanno attendendo.

Ricompare anche il pizzo Colombe / Campanitt, e la nostra meta.

Appena scollinato, il sentiero cambia, e si tiene abbarbicato alla costa della montagna, decisamente più
pendente da questa parte (questo è il motivo per cui non consiglio di andare oltre a Croce Portera con le ciaspole, venendo da Dötra).

Lungo il percorso, diversi degli splendidi cembri che si innalzano partendo da massi, e spesso con parte
delle radici in vista.

18:35 Ci siamo quasi, ormai siamo in prossimità del centro Uomo-Natura.

18:40 Tutti sani e salvi alla meta. Gli scarponi hanno retto benissimo, il rodaggio è stato effettuato.
Ultima foto ad un cembro, prima di risalire in auto e ridiscendere nella cappa d’afa e canicola che ci attende a Bellinzona.

Ed ecco il profilo altimetrico dell’escursione.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell’escursione (non che ci sia qualcosa di
speciale)
Post scriptum al 05.07.2010: dopo aver scritto l’articolo, ho inviato un mail a “Blenio Turismo”,
informandoli del problema riscontrato con il sentiero, e dei cartelli ancora in pausa invernale. Dopo meno di un’ora, il responsabile mi ha chiamato telefonicamente (e questa è serietà e
professionalità ), e mi ha informato che:
1) I cartelli all’alpe Bovarina non sono ancora stati sistemati, dato che sono in ritardo con il lavoro a causa della neve che è rimasta in quota un mese in più rispetto alla media degli ultimi
anni. Verranno sistemati nel corso dei prossimi giorni.
2) Il sentiero Samprou - passo di Gana Negra verrà rimarcato ed indicato nuovamente nel corso dei prossimi mesi. Due anni fa, a causa di violenti nubifragi, soprattutto la parte che passa sulla
dolomia saccaroide era stata spazzata via. Dato che il sentiero è poco battuto, non erano sicuri se ripristinarlo o meno. Recentemente è stato deciso di riaprirlo. Viene sconsigliato di
percorrerlo subito dopo forti piogge, dato il tratto intermedio e superiore diventano un unico ruscello.
fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale