Set 03

                           Scopelliti:”Il Pdl è la mia casa”

Il Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti  ha rilasciato un’intervista al quotidiano “Il Giornale”, in edicola oggi, affrontando temi legati al quadro politico nazionale ed in particolare alla situazione interna al Pdl. Secondo Scopelliti, intervistato dal giornalista Andrea Cuomo, “il sistema bipolare è fatto così: o si sta da una parte o dall’altra, senza commistioni. Chi ha vinto sposando un progetto deve rispondere a quel progetto. Il passato ce lo portiamo dentro, nessuno nega niente alla mia storia, come a quella dei Gasparri, dei La Russa, degli Alemanno, dei Fini. Eravamo gente che non aveva diritto alla parola, non aveva il diritto di esistere. Dobbiamo essere orgogliosi, ma la battaglia è di prospettiva. In particolare con Berlusconi si è passati dalla logica delle parole alla cultura dei fatti”. Riferendosi, poi, all’iniziativa del Giornale di raccogliere le firme perché Fini lasci la presidenza della Camera, Scopelliti ha risposto che se “il Giornale” avesse fatto un appello, per dire: caro Fini, metti da parte i rancori personali e incontra Berlusconi, ne avreste raccolte un milione di adesioni”. Sulla scelta di restare fedele al premier Berlusconi, Scopelliti ha precisato: “la decisione risale a quando ho aderito al Pdl, anche perché, oltre ad essere governatore della Calabria, sono anche coordinatore regionale del partito. La scelta di restare in un partito in cui credo profondamente è stata automatica nel momento in cui si è creato questo momento di conflitto. Il Pdl è la mia casa. Io faccio una riflessione: nel centrodestra c’è un grande leader che si chiama Silvio Berlusconi, dopo di lui, Fini è un altro importante leader. Lo sa cosa mi chiedo – aggiunge ancora Scopelliti - ma perché noi del Pdl non dovremmo governare per quindici anni? Lo dico perché credo che il Pdl abbia gli uomini, le idee, le risorse per governare a lungo questo Paese. I cittadini vogliono solo essere governati da un esecutivo stabile, forte, autorevole, come sono stati sempre i governi Berlusconi”. Scopelliti, infine, ha concluso la sua intervista sulla sfida di governare una regione difficile come la Calabria: “Guardi, due anni fa quando Berlusconi mi incontrava, mi diceva: noi due dobbiamo parlare, tu hai un compito importante. E io rispondevo: presidente lasciami stare, la Calabria è troppo complessa. E ora eccomi qua a cercare di fare rivoluzioni come chiudere 18 ospedali. La Sanità rappresentava la Fiat del Mezzogiorno, se avevi un amico da sistemare lo mettevi nella Sanità. Capisce che interessi ci sono dietro? Se in Calabria c’è una classe dirigente forte, che agisce come un caterpillar, per le lobby affaristiche e per la ’ndrangheta diventa un problema. Quindi lo so che cercheranno di indebolirmi”.

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Ago 30

                        Scopelliti :”Aumentiamo la qualità”

Così come avevano annunciato il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ed il commissario dell’azienda ospedaliera di Cosenza Paolo Gangemi nel corso di una conferenza stampa a Cosenza, si è dato il via al rilancio degli ospedali “Annunziata” e del “S.Barbara” di Rogliano. Per quest’ultimo nosocomio, sono state avviale le procedure per l’apertura del centro dialisi, l’attivazione day surgery aziendale multidisiplinare, la trasformazione del pronto soccorso in punto di primo intervento con presenza di postazione 118 e guardia medica. Queste azioni prevedono inoltre l’aumento del numero delle sedute operatorie nell’ospedale “Annunziata” con riduzione delle liste d’attesa per interventi chirurgici, la realizzazione del dipartimento materno-infantile interaziendale dell’a.o. e dell’a.s.p. di Cosenza con utilizzo ottimale delle risorse umane delle varie unità operative dell’azienda provinciale di Cosenza. Il commissario Paolo Gangami ha inoltre presentato alle organizzazioni sindacali un piano per una nuova organizzazione del lavoro ed una riorganizzazione funzionale delle unità operative per il contenimento della spesa per straordinario, la razionalizzazione nell’utilizzo del personale e riduzione delle unità operative complesse. L’attività del commissario consente inoltre l’apertura del laboratorio analisi all’esterno senza prenotazioni con abbattimento delle liste d’attesa. ”Abbiamo dato seguito concreto ai nostri progetti attraverso azioni  tese ad ottimizzare tempi, risorse ed aumentare la qualità dei servizi offerti - ha sottolineato il Governatore Giuseppe Scopelliti complimentandosi con il commissario Paolo Gangemi -. Completeremo a breve, questa primissima fase di interventi, con l’apertura delle nuove 4 sale operatorie all’Annunziata”.

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Ago 26

        Dall’incontro organizzato dal circolo PDL di Bocchigliero


”Gli abitanti dei comuni della Sila hanno bisogno di piu’ garanzie per una maggiore tutela della salute, dell’istruzione, del lavoro”. Lo dichiara in una nota il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, che ha partecipato all’incontro ”Il territorio al centro dell’azione politica”, promosso dal circolo Pdl di Bocchigliero (Cs) per approfondire le ”tematiche relative ai problemi che gran parte dei comuni interessati riscontrano quotidianamente”, con particolare riferimento all’astensione al voto che i cittadini aventi diritto di Bocchigliero hanno praticato nei mesi scorsi per mettere in evidenza le difficolta’ logistiche del comprensorio.Scopelliti ha ribadito il ”massimo impegno politico per avviare un percorso di massima concertazione con i Sindaci, affinche’ si programmino gli interventi necessari per il territorio interessato, che ricade in gran parte nel Parco Nazionale della Sila”.”I cittadini di questi territori - ha dichiarato il presidente - necessitano di avere piu’ garanzie per una maggiore tutela della salute, dell’istruzione, del lavoro.I troppi sprechi del passato bloccano il futuro dei nostri giovani, la vera partita per il rilancio della Calabria è quella di occuparsi della gente comune e di tutti i territori della regione, che necessitano di maggiori risposte dalla politica. Noi a differenza di chi ci ha preceduto abbiamo una visione d’insieme della Calabria e abbiamo tutto l’interesse ad ascoltare gli amministratori locali, di qualunque schieramento, per concertare con loro le future azioni da intraprendere”.Proprio per questo siamo fortemente impegnati al fine di superare tutti gli ostacoli, offrendo una migliore qualita’ della vita a tutti i calabresi. I troppi sprechi del passato bloccano il futuro dei nostri giovani, la vera partita per il rilancio della Calabria e’ quella di occuparsi della gente comune e di tutti i territori della regione”.Nel corso dell’incontro, i Sindaci del comprensorio hanno chiesto un ”maggiore impegno per l’avvio dei lavori della strada di collegamento mare-monti con lo Ionio, attesa da tempo, e che risolverebbe il problema di isolamento di molti comuni della zona”.

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Ago 20

di Giampaolo Rossi

Le lettere indirizzate ai vertici dello Stato, che Francesco Cossiga ha lasciato nel suo testamento, raccontano il desiderio o il bisogno di appartenere alla propria comunità nazionale fino alla fine. Forse testimoniano più di qualsiasi intervista, di qualsiasi ricostruzione storica, di qualsiasi analisi, la persona e con essa la natura di quel cattolicesimo liberale, identitario, nazionale, lealista, di cui Cossiga è stato il rappresentante più significativo. Quella tradizione politica e culturale così distinta anche all’interno della famiglia cristiano-democratica. Nella lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Cossiga scrive: “Signor Presidente, Le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine”. Certo, ora arriveranno i distinguo, le rese di onore o di disonore, i giudizi di quelli che sanno sempre giudicare tutto, tranne se stessi. Ma c’è qualcosa che sfugge al giudizio: il merito di chiamare a sé la responsabilità di vivere da dentro gli eventi più drammatici della storia nazionale è una linea di confine che divide il generoso dall’iniquo, il coraggioso dal vile. E rende valore al senso più alto di ciò che dovrebbe essere un uomo di Stato.
Cossiga lascia molto e molto porta via con sé, com’è inevitabile per chi ha vissuto da protagonista gli anni più complessi della nostra storia. Ma lasciandoci queste lettere, ci dona la realtà di un’Italia che ha saputo far convivere la
“Fede Religiosa nella Santa Chiesa Cattolica” e la “fede civile
nella Repubblica, comunità di liberi ed uguali e nella Nazione italiana che in essa ha realizzato la sua libertà e la sua unità”.
E spesso, infilati nella dimensione temporale della nostra vita, facciamo fatica a immaginare cosa può pensare un uomo raggiunta la consapevolezza della fine del suo viaggio: forse al viaggio, alla fatica del cammino, a ciò che si è visto, a quello che si è lasciato, ai volti incontrati, alle cose perdute, a nulla, a ciò che si è amato, a quello che si porta via. Forse non ha tempo per pensare perché la fine di un viaggio, in fondo è solo l’inizio di un altro. Eppure, sul finire del suo viaggio, Cossiga, ha pensato a come lasciare a noi l’immagine di una devozione agli ideali in cui ha sempre creduto, che battono il tempo di un’Italia che sembra irrimediabilmente lontana dallo spettacolo miserevole a cui assistiamo ogni giorno. Nella lettera indirizzata al Presidente del Senato, Cossiga scrive:
“Fu per me un onore grande servire la Repubblica, a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica (…) Iddio protegga l’Italia”.
Come un’eco di voci sepolte, di tempi impreziositi nei libri più antichi che una biblioteca potrebbe ospitare, ci sono parole che tornano e che sembrano barbare; e tornando turbano il nostro buonsenso e il nostro spirito così intelligentemente moderno: Popolo, Nazione, Patria, e onore, e privilegio e servire. Parole che chiamano indietro, che fanno voltare, che spaventano e pesano anche per noi che le abbiamo cercate, desiderate, perdute; che le abbiamo ricevute nell’educazione di nonni combattenti sul Piave e di padri silenziosi testimoni di un’Italia perbene ed eroica sotto il terrorismo; che le abbiamo inseguite nelle suggestioni giovanili di piazze troppo rosse e di tricolori troppo sbiaditi.
Le lettere che Francesco Cossiga ha lasciato alle più alte cariche dello Stato, come testamento civile di ciò che egli ha vissuto da testimone e alfiere della nostra dignità nazionale, riempiono il vuoto drammatico che la politica ha mostrato in questi ultimi tempi. Un richiamo all’ordine e a ciò che dovrebbe essere il ruolo e la funzione della politica e della sua
auctoritas. Un richiamo a chi ricopre incarichi istituzionali e di governo ma anche ad ogni singolo deputato e senatore affinché comprendano che il valore della propria dignità, diviene valore della dignità della Repubblica che essi rappresentano. Un richiamo fatto solo attraverso la confessione di sé. Un piccolo dono d’amore per l’Italia.

© Il Tempo, 19 Agosto 2010

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Sep 04

I carboidrati rappresentano la principale fonte di energia, costituendo il 55-60% della quota calorica giornaliera che va adattata dopo valutazione individuale basata sulle abitudini nutrizionali, sulla condizione clinica e sul quadro lipidico del paziente.
In genere in una dieta si privilegiano i carboidrati complessi, che dovrebbero rappresentare circa il 90% del totale, rispetto agli zuccheri semplici. Comunque deve essere tenuto presente che le variazioni glicemiche indotte dai carboidrati non sono solo correlate alla loro struttura molecolare, ma anche ad altri fattori, quali la rapidità con cui il cibo viene assunto, il modo in cui è stato elaborato e l'associazione con altri cibi.
In considerazione dell'ampia variabilità delle risposte glicemiche ai differenti carboidrati è stato elaborato un parametro per classificare gli alimenti in base ai livelli glicemici indotti, rispetto ad un elemento di riferimento detto indice glicemico.
Un indice glicemico elevato, inizialmente riferito al glucosio, ma, attualmente, al pane, corrisponde ai livelli di glicemia più alti dopo l'ingestione di quell'alimento [...]

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Ago 14

        Scopelliti:”Restituiremo ai calabresi la sanità che meritano”

«E’ un ospedale prestigioso che purtroppo ha subito negli ultimi anni una pessima gestione con perdite per circa 200 milioni di euro». È quanto ha detto il Presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, accompagnato dal commissario straordinario dell’azienda ospedaliera Paolo Gangemi, incontrando i giornalisti, a Cosenza, per parlare della situazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza alla luce della sostituzione del dg e la nomina del commissario straordinario e chiedendo altresì la collaborazione di tutto il personale per migliorare la sanità. «Ci sono situazioni di spese sostenute inadeguate – ha aggiunto il governatore – considerato che qui si pagano due milioni di euro per la vigilanza armata in ogni reparto, in ogni piano, con ronde interne e ronde esterne. Forse qualcuno ha immaginato fosse una banca, più che un ospedale». Il presidente della Regione, ha anche fatto riferimento al documento sottoscritto da 200 medici dell’ospedale sulla situazione del nosocomio:«Domando, in particolare, alla prima firmataria del documento, che, guarda caso è anche la moglie dell’ex portavoce del presidente Loiero – ha detto ancora Scopelliti – se in questi cinque anni in cui l’ospedale di Cosenza si è degradato si sia mai fatta portavoce del disagio della struttura ospedaliera di Cosenza. Ma dico anche che bisogna lavorare tutti insieme». ”Entro il 15 settembre apriremo le quattro sale operatorie pronte dal 2005 e finora mai entrate in funzione”. ”Ci sono - hanno detto Scopelliti e Gangemi - strutture con una sola persona, un dirigente che comanda se stesso. Questo oggi e’ inaccettabile”. Obiettivo della ristrutturazione gia’ avviata e’ diminuire l’emigrazione sanitaria e far funzionare il sistema. ”Abbiamo recuperato sei anestesisti all’ospedale di Rogliano - ha spiegato Gangemi - ma in quell’ospedale non hanno ragione di esistere se al pronto soccorso vanno 13 pazienti al giorno, quasi tutti con un mal di pancia”. “I casi gravi arrivano comunque all’ospedale di Cosenza - ha proseguito Gangemi - quindi in quella struttura, per la quale sono stati spesi due milioni di euro in passato senza mai aprire la parte nuova, non ci sara’ piu’ il pronto soccorso. Gli anestesisti verranno utilizzati per le nuove sale operatorie dell’Annunziata. A Rogliano abbiamo previsto invece il Day Surgery, che sgravera’ anche Cosenza, e la dialisi”. La ratio che Scopelliti e Gangemi hanno rimarcato e’ che ”gli ospedali non possono avere tutti gli stessi reparti e per fare questo ovviamente – ha concluso Scopelliti - abbiamo bisogno del contributo di tutto il personale sanitario e medici e che sono gli attori che vivono questa realtà e che come noi hanno a cuore le sorti della sanità cosentina».

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Ago 12

              Proposta di legge del senatore Antonio Gentile

L’adolescenza è un’età difficile, forse la più difficile tra quelle di transizione. Un concetto reso ancora più forte dai mutamenti avvenuti nella società complessa della globalizzazione che ha creato aspettative consumistiche e generato atteggiamenti di autoritarismo indisponente e impensabili . Si inizia dalla pubertà e si prosegue lungo un cammino fatto di incertezze, giacchè non esiste la sicurezza del posto pubblico che esisteva sino ad alcuni decenni fa . I dati e le statistiche italiane sono terribili e prossimamente divulgheremo quelli effettuati da un centro di terapia strategica nazionale : in pratica due adolescenti su dieci alzano le mani ai genitori e, per alcune fasce di età, 6 su 10 consumano abitualmente alcool. Persiste il grave problema delle droghe (non esistono leggere o pesanti ). Insomma, è una società che non investe sull’adolescenza e non ne capisce il disagio. In una bellissima pubblicazione apparsa due anni fa, Gustavo Pietropaolli Charmet, analizzava il risultato del crisis center aperto a Milano, rivolto agli adolescenti che avevano tentato il suicidio. Oltre 400 ragazzi, tutti immuni da gravi patologie psichiatriche, trattati con successo per un’iniziativa privata e filantropica che, in calabria, è ripetibile istituzionalmente . C’è un altro nemico pericoloso per i nostri ragazzi , una piovra tentacolare e stringente che fa leva spesso non solo sul disagio economico ma anche su quello familiare e sulle fluttuazioni d’animo dell’adolescenza: si chiama ‘ndrangheta. Per contrastarne gli effetti e prevenire le possibilità che essa si nutra voracemente di altri adolescenti ( cosi come accade nel napoletano ) e per comprendere in ogni caso il dolore e la necessità di crescita dei ragazzi , i loro disagi, le opportunità di sviluppo armonico della personalità, io propongo al mio amico Peppe Scopelliti un crisis center da istituire in ogni capoluogo. Il personale può essere già individuato in quello presente in esubero in alcuni consultori . Questo vale per gli psicoterapeuti e anche per il personale amministrativo e infermieristico. Il nemico da sconfiggere è il narcisismo , preludio del nichilismo con il quale molti giovani convivono, quasi come se non ci fossero più ambizioni o obiettivi da raggiungere. Io credo in questa idea, perché attribuisco all’adolescenza una fisiologia quasi patologica nelle modalità di espressione e di emancipazione che non sempre rientra nell’alveo della integrazione nelle comunità. E perché so quanti bravi ragazzi, a 15, 16, 17 anni ( oggi forse anche prima ) si sono persi nel mare sporco della criminalità, abbindolati da gente senza alcuno scrupolo, arruolati come soldati in una guerra di cui ancora oggi piangiamo i morti.

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Ago 08

di Giampaolo RossiOgni assedio che si rispetti ha la sua Kerkaporta. Il pertugio, la postierla trascurata e lasciata aperta, dalla quale il nemico penetra stupefatto, fin dentro il cuore della città assediata. Stefan Zweig, raffinato scrittore di un’Europa scomparsa, nella sua raccolta di “Momenti Fatali” che hanno cambiato il corso della storia, ricorda come la caduta di Costantinopoli nel 1453, dopo tre mesi di violentissimi combattimenti, eroismi, disillusioni e speranze, avvenne proprio a causa di una negligenza che lasciò aperta la più piccola delle porte pedonali, posta tra il primo e il secondo bastione dell’impenetrabile capitale dell’Impero Romano d’Oriente. La Kerkaporta è il vero rischio per ogni assediato e la vera speranza di ogni assediante.
In questi lunghi mesi di assedio alla cittadella berlusconiana, bombardata dai poteri forti, assaltata dalle macchinose torri d’assedio giudiziarie, aggredita dalle urla mediatiche dei mercenari dell’informazione, Gianfranco Fini è stato la Kerkaporta del Pdl: il varco attraverso il quale un esercito attaccante ormai demotivato, infiacchito dalla inaspettata resistenza degli assediati e ormai pronto a levare le tende, ha sperato improvvisamente di penetrare nel cuore della città. Fini ha rischiato di rappresentare la piccola tessera di casualità che spesso completa il mosaico della storia.
Zweig racconta lo stupore del piccolo drappello di giannizzeri nel trovare la porta aperta che conduceva al centro di Bisanzio. Lo stesso stupore che ha accompagnato il tifo da stadio che l’intellighenzia progressista ha fatto in questi mesi per Gianfranco Fini e la sua improbabile armata di politici senza voti e intellettuali senza idee. In nessun paese normale un leader che si definisce di destra è così coccolato, corteggiato e adulato dalla sinistra, e solo questo dovrebbe far riflettere chi ha continuato, da destra, a pensare che la Kerkaporta finiana non esistesse.
Il danno che Fini ha prodotto nel centrodestra in questi mesi è incalcolabile. Nel tempo sarà superiore anche alle questioni morali e alle inadeguatezze che comunque sono emerse chiare e lampanti dentro il Pdl. Un danno ancora più grave per due ragioni. Primo, perché costruito attraverso un’operazione di demolizione del progetto originario che il centro-destra aveva iniziato a costruire attraverso un soggetto politico che desse corpo a un’idea del paese in linea con le sue culture maggioritarie: cattolica, liberale, riformista e identitaria. Secondo, perché fatto senza alcun disegno costruttivo ma solo con l’intento di soddisfare un protagonismo privo di identità e di reale contenuto. Fini è il solo responsabile della sua irresponsabilità. A volte gli eventi accadono a prescindere dalla volontà di chi li ha prodotti, e la sensazione è che il Presidente della Camera non abbia saputo controllare il processo di disgregazione da lui stesso avviato. Limite di chi si pensa stratega essendo solo, forse, un abile tattico.
Ora che la Kerkaporta è stata sprangata, murata, allontanando coloro che l’avevano spalancata, la difesa può ricominciare. Come andrà a finire l’assedio, è difficile prevederlo. Rinforzi all’orizzonte non se ne vedono, ma è certo che continuerà con gli strumenti usati fino ad ora. Siamo sicuri che le procure di mezza Italia sforneranno nuove ingegnose macchine d’assedio.
In questi casi, la tattica migliore per spezzare l’assedio è l’improvvisa sortita nel campo avversario. L’attacco notturno: abbassare il ponte levatoio e via, scatenare lo scompiglio e il panico tra le file nemiche. La sinistra e i suoi alleati finiani lo sanno. Ed è quello che temono. E forse è quello che sta già preparando Berlusconi. La sortita, in questa fase della politica, si chiama: elezioni anticipate. Se a questo Berlusconi sta pensando, allora lo faccia nei tempi più brevi possibili e senza tentennamenti. Magari la prossima primavera, quando le truppe finiane avranno superato la fase di esaltazione mediatica di credersi centro del mondo pur non contando elettoralmente nulla e il premier avrà avuto il tempo di testare la loro tenuta. La solitudine politica ed umana in cui si troverà Fini nei prossimi mesi lascerà sul terreno molte delle baldanzose speranze di coloro che hanno contribuito a questo sfracello. E forse anche di molti fra coloro che lo hanno seguito.
Berlusconi ha dalla sua un esercito numeroso, anche se troppo spesso inadeguato, consenso popolare e una volontà unica. Ma non può continuare a ignorare gli errori compiuti dai suoi comandanti, a partire da quel triumvirato che non è stato in grado di costruire uno straccio di partito che potesse supportare l’attività della maggioranza più votata della storia repubblicana. Il Pdl non è morto semplicemente perché non è mai nato e quindi è tutto da costruire, scegliendo finalmente le figure migliori e più fresche.
Per Fini ed il finismo, invece, sembra cominciata la parabola finale. Il salto da An a Futuro e Libertà sarebbe improbabile pure per il più spericolato free climber; figuriamoci per chi non ha mai amato le vette troppo alte e le stelle troppo vicine. Se il vicedirettore di Repubblica definisce la nuova formazione finiana una “leggera e promettente imbarcazione”, vuol dire che al massimo è un gommone di profughi in fuga. Dopo la liquidazione del Msi, quella di An e il tentativo di liquidazione del Pdl, forse per Fini è iniziata la liquidazione di se stesso.
© Il Tempo, 6 Agosto 2010

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Ago 04

       Su proposta dell’Assessore ai Lavori Pubblici Pino Gentile

La Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Gentile, ha approvato il piano degli interventi di adeguamento strutturale ed antisismico da ammettere a finanziamento sui fondi assegnati alla Regione Calabria con le Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3864 del 31.03.2010 e n. 3879 del 19.05.2010. I piani di interventi, per complessivi circa 3.000.000 di euro, consentiranno di mettere in sicurezza scuole ubicate in dodici comuni: Belvedere Marittimo, Bisignano, Bonifati, Catanzaro, Crosia, Curinga, Fiumara, Pedivigliano, San Giovanni in Fiore, San Roberto, Tropea, Zambrone. La selezione degli interventi è stata effettuata con avviso pubblico, emesso dal Dipartimento Regionale ai Lavori Pubblici lo scorso 31.05.2010, in esito al quale sono state presentate oltre 140 istanze dai Comuni e dalle Province calabresi. L’elevata adesione all’avviso, testimonia, qualora ce ne fosse bisogno, la grave situazione in cui versa oggi il patrimonio scolastico calabrese.“In tale contesto – ha detto l’assessore Gentile - l’atto approvato oggi è da considerarsi solo la prima risposta concreta, nell’ambito di una strategia più complessiva su cui la Giunta Regionale sta focalizzando la propria attività per concentrare significativi fonti finanziarie statali, comunitarie e regionali per migliorare la qualità degli edifici scolastici”.

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Lug 31

         Il quadro è drammatico, il provvedimento è necessario

Il Consiglio dei ministri, al fine di dare attuazione al piano di rientro dai disavanzi nel settore sanitario della Regione Calabria, ha nominato commissario ad acta il presidente della Regione, dottor Giuseppe Scopelliti, appositamente invitato e, ricorda il comunicato di Palazzo Chigi, presente alla discussione. “Si tratta di un provvedimento che si è reso necessario per il drammatico quadro della sanità calabrese” afferma, in una dichiarazione, il Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, facendo riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri di nominarlo commissario per la sanità. Alla riunione del Consiglio dei Ministri, informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta, ha partecipato lo stesso Scopelliti. “Stiamo lavorando sul deficit - aggiunge Scopelliti - sul nostro progetto di riorganizzazione economico-strutturale e sulle risorse che risparmieremo: porteremo avanti il nostro progetto all’insegna della trasparenza e con la consapevolezza di avere le capacità di cambiare le cose. Sono convinto che, con strategie condivise, la situazione si possa risolvere e la Calabria possa avere una rete sanitaria affidabile e di qualità, sempre nel rispetto rigoroso dei conti”. “Nei giorni scorsi - è detto ancora nella nota dell’ufficio stampa - il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva apprezzato la linea politica di questi primi mesi portata avanti da Scopelliti, evidenziandone la discontinuità gestionale rispetto al passato, soprattutto in riferimento alla gestione sanitaria. Per la ricostruzione dei sistemi contabili, il Presidente Scopelliti sarà supportato anche dalla Guardia di Finanza. Il commissariamento della Calabria si aggiunge a quelli delle regioni Lazio, Campania, Abruzzo e Molise”. E ieri in mattinata sulla sanità calabrese era intervenuto il ministro Tremonti. “La Calabria, ha detto, ha un sistema di sanità piuttosto complesso, non ha contabilità che è di tipo “omerico”, “narrativo”, non c’è base contabile affidabile e quindi non c’è criterio di gestione”, ha detto. “La sanità - ha aggiunto Tremonti - verrà gestita dal commissario che si avvarrà della Guardia di Finanza per ricostruire i sistemi contabili”, “sarà il ritorno dello Stato”. Alle Fiamme Gialle, sarà affidato il compito “di organizzare una struttura amministrativa” sulla quale cominciare un percorso nuovo. Tremonti si è detto sicuro che una “struttura di questo tipo darà anche ai cittadini il segno necessario del cambiamento”. “Vogliamo usare i fondi pubblici per andare avanti. Vedrete che in settembre-ottobre riapparirà, sotto forma diversa, una serie di strumenti, coordinati da Palazzo Chigi in una regia unitaria, ma nuovi”. “Tentiamo di cominciare una politica nuova, nel Sud e per il Sud”, spiega Tremonti.

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Lug 29

di Giampaolo RossiMohammed Said al-Sahaf era il famoso e ridicolo Ministro dell’informazione iracheno ai tempi di Saddam Hussein il quale, mentre gli americani occupavano Baghdad, smantellavano i punti sensibili, disarticolavano la capacità operativa della Guardia Repubblicana e abbattevano le statue del dittatore iracheno, continuava a rilasciare dichiarazioni tranquillizzanti e proclami di vittoria fino a quando un ufficiale dei marines non bussò alla porta del suo ufficio. Fedele esecutore di un copione scritto per sé, continuava imperterrito a rassicurare gli iracheni che gli infedeli erano lontani, mentre gli iracheni abbracciavano gli infedeli per le strade di Baghdad.
Nel Pdl di questi ultimi mesi è avvenuta più o meno la stessa cosa; come un’infezione acuta, un virus, un fungo allucinogeno che ha sviluppato una sindrome di Sahaf, una parte della dirigenza di centrodestra ha continuato a tranquillizzare se stessa sul proprio stato di salute mentre il partito si sgretolava localmente, disarticolava la sua classe dirigente generando le condizioni di una guerra interna che ora rischia di lasciare pochi prigionieri e troppi ostaggi di logiche perverse. Se l’implosione del Pdl non è più una suggestione analitica di qualche politologo da strapazzo o la previsione di un menagramo da editoriali domenicali, c’è da chiedersi cosa abbia prodotto una crisi così violenta da rischiare di assestare un colpo basso e devastante non solo a tutta la stagione di governo berlusconiano, ma anche alla possibilità di costruire nel paese una forza politica radicata a vocazione maggioritaria capace di guidare la transizione verso un nuovo sistema politico.
Nell’eterna tensione tra verità e inganno, la politica corre il suo più grande pericolo nell’auto-inganno, quella strana dinamica che porta l’ingannatore a falsare così nettamente la realtà da rompere con essa qualsiasi contatto e convincersi che è vero ciò lui stesso ha inventato. Fenomeno studiato anche da Hanna Arendt in relazione al comportamento dell’amministrazione Usa in Vietnam, l’auto-inganno in politica si sviluppa nei periodi di dominio assoluto, di forza egemone, quando non esistono pericoli esterni, né minacce organizzate, ma anche nelle fasi acute di conflitto. Può valere per le grandi potenze nella gestione delle relazioni internazionali, così come per i leader e le formazioni politiche nelle dialettiche interne. Quando un dinamica politica acquista la forma dell’auto-inganno il pericolo è quello di un risveglio brusco e troppo doloroso per rialzarsi in piedi.
Ancora qualche giorno fa, in un’intervista al Corriere della Sera, Denis Verdini, uno dei coordinatori dell’innaturale triumvirato che governa il Pdl, ha dichiarato che il partito che si vuole realizzare non è “un partito di stampo ottocentesco, dove ognuno trova le sue piccole nicchie di potere” ma “un partito che crea un rapporto diretto tra il leader, Silvio Berlusconi, e gli elettori”. Idea questa, ripresa dal ministro Brambilla e da altri dirigenti del Pdl in preda alla sindrome di Sahaf.
Ora a quale partito “ottocentesco” Verdini si riferisse non è dato saperlo. Forse, più realisticamente si riferiva ai partiti di massa ideologici che nel ‘900 hanno accompagnato le culture politiche esaurite nella crisi della modernità. Ma è ovvio che non sono i partiti a garantire il rapporto tra leadership ed elettorato perché un leader il rapporto con l’elettorato se lo crea da sé. Semmai, la funzione di un partito dovrebbe essere quella di articolare la complessità sapendo che è sempre più difficile, nella frammentazione dei corpi sociali, intercettare istanze, processi di cambiamento e generare la tanto desiderata nuova classe dirigente di cui questo paese ha dannatamente bisogno. Esattamente ciò che il Pdl non ha saputo fare.
La realtà è che questa idea di partito leggero, dietro la retorica di voler eliminare le nicchie di potere, ha costruito una nomenclatura impermeabile ad ogni forma di condivisione, autoritaria, non comunicativa, che non rappresenta in nulla il leader carismatico e che si configura localmente come una serie di anacronistiche satrapie che si trasformano con grande facilità in comitati d’affari e di interessi di piccole e affamate oligarchie. Qui, inganno e auto-inganno raggiungono l’apice. Un partito lontano dalla politica rischia grosso: e il rischio più grande per il Popolo della Libertà è di rimanere senza popolo. Come è accaduto a Firenze, proprio nella patria politica di Verdini, qualche giorno fa, dove nella sua prima manifestazione contro l’amministrazione di centro-sinistra, il Pdl post-ottocentesco ha portato in piazza 25 persone, costringendo i vertici locali a disertare la manifestazione. Venticinque persone per il più importante partito di governo d’Europa sono qualcosa di peggio di un brusco risveglio. Come per il ministro Sahaf, la dialettica politica tra inganno e auto-inganno rischia di trovare il suo compimento nel ridicolo.
© Il Tempo, 28 Luglio 2010

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Lug 27

                    E’ ora di riorganizzare il sistema sanitario

Il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti è intervenuto oggi all’incontro, organizzato dalla Cgil a Lamezia Terme, sul tema “Emergenza sanità in primo piano: il diritto di cura ed il governo della spesa al centro di un nuovo sistema di qualità”. Il Presidente Scopelliti - informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta - ha tracciato le linee guida della sua maggioranza sul tema in discussione, spiegando che il tempo delle attese è ormai praticamente scaduto: “Abbiamo la necessità – ha affermato Scopelliti – di riorganizzare il sistema sanitario in Calabria. Bisogna ripartire da una sanità che riesca ad essere vicina al bisogno dei cittadini. Tutti noi dobbiamo fare sinergia creando un unico gioco di squadra mettendo da parte gli interessi personali. Cinque Asp – ha proseguito Scopelliti – sono sufficienti per governare il territorio. E’ giunto il momento di uscire dai provincialismi che, in passato, hanno generato solo divisioni. In questa direzione, s’inquadra la scelta dei nuovi manager che rappresentano un primo segnale di discontinuità con il passato”. Il Presidente Scopelliti si è, quindi, soffermato sulle nuove strutture ospedaliere. “Istituiremo  - ha detto -  ospedali efficienti, anche perché in Calabria c’è un personale sanitario di grande qualità che non va assolutamente disperso. Si può e si deve, perciò, invertire la tendenza, facendo delle scelte coraggiose, partendo da alcuni servizi essenziali: non è ammissibile che si debba pagare seicentotrenta euro per un posto letto all’ospedale di Palmi. Ad esempio, l’ospedale unico della Piana dovrà essere necessariamente realizzato per consentire ai cittadini di quel territorio di usufruire di una sanità di qualità”. Scopelliti ha, infine, fatto un riferimento all’advisor Kpmg: “I due miliardi e duecento milioni di euro di perdite – conclude il Governatore della Calabria – non sono stati mai certificati da Kpmg.

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Lug 25

             Il “Governo del fare” passa dalle parole ai fatti 

Il presidente della giunta regionale, Giuseppe Scopelliti, ieri in consiglio regionale a Palazzo Campanella, ha fissato i punti principali del suo piano di rientro e non ha risparmiato commenti polemici: «Se il piano di rientro della sanità di Agazio Loiero fosse stato attuato, non sarebbe morta la bimba di Trebisacce, perché i genitori non sarebbero andati in quella struttura ospedaliera».Dopo sette ore di dibattito, attraverso la presentazione di un ordine del giorno, la maggioranza gli da’ il via libera, mentre l’opposizione, unita, ha votato contro. L’unica voce contraria è stata quella di Agazio Loiero che però riceve dure critiche. Scopelliti dunque chiuderà gli ospedali con pochi posti letto, per garantire luoghi di eccellenza. Anche il personale, come tra l’altro era già previsto, secondo il presidente, avrà un’altra sede e destinazione a causa dei tanti sprechi e dei carrozzoni clientelari e afferma: «Vorrei affrontare un dibattito serio e costruttivo, forse non c’è stata una condotta eccellente nel passato, ma se si è sbagliato negli scorsi anni, nell’ultimo periodo non è stato fatto nulla per cercare di correggere gli errori, emersi soprattutto nella relazione della commissione ‘Riccio-Serra’ nel 2008 e messa frettolosamente da parte dal centro-sinistra. L’emergenza sanitaria in Calabria c’è e – ha proseguito Scopelliti – la percepiamo ogni giorno: ospedali non funzionanti, posti letto eccessivi, ricoveri inappropriati, un debito difficile da quantificare ma che indebolisce questa Regione sempre di più». A conclusione del dibattito, il Consiglio regionale ha approvato, con i voti della maggioranza, un ordine del giorno in cui si esprime condivisione sulla relazione del presidente della Giunta, Scopelliti. Nel documento, inoltre, si sottolinea «l’artata cifra relativa al disavanzo della sanità, ponendo attenzione ai gravi errori gestionali del passato e favorendo percorsi virtuosi per riacquisire la fiducia dei cittadini nella sanità calabrese al fine di attenuare l’enorme mobilità sanitaria». Nell’ordine del giorno, tra l’altro, si afferma che il «riequilibrio pubblico-privato deve considerarsi compensativo, ovvero complementare e non aggiuntivo, con il privato che deve sapersi porre nelle condizioni di investire risorse per contribuire ad abbattere sia l’emigrazione sanitaria che le liste d’attesa». La minoranza di centrosinistra ha votato contro l’ordine del giorno. Il capogruppo del Pd, Sandro Principe, ha sostenuto che «la relazione di Scopelliti è irricevibile. Aspettiamo che in autunno si faccia una verifica sui risultati del piano di rientro. Alla ripresa aunnale, inoltre, presenteremo delle nostre proposte». È intervenuto poi nuovamente l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Bova. «Per quanto mi riguarda – ha detto – sosterrò senza alcun pregiudizio e da posizioni di minoranza il merito delle proposte». Il Consiglio ha deciso poi di rinviare alla prossima seduta, ponendola come primo punto all’ordine del giorno, l’approvazione del Piano Casa. È stato anche approvato il gruppo dei consulenti giuridici del Consiglio regionale. Coordinatore è stato nominato l’avvocato Ugo Bergamo. Gli altri componenti sono gli avvocati Angelo Napoli, Natale Polimeni, Giovanni Musolino e Alfredo Gualtieri.

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Lug 21

                Dall’incontro tenutosi stamane a Cosenza

Il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ha presieduto questa mattina, a Cosenza, la seconda giornata dei lavori del Comitato di Sorveglianza sui POR Calabria. Nel suo intervento ha fatto il punto sullo stato di attuazione del POR. Il Presidente ha sottolineato che la volontà della Giunta non è quella di azzerare tutto ciò che si è fatto in passato ma, in considerazione anche della richiesta da parte della Commissione europea di non creare grandi scompensi, si tenterà di recuperare quello che è possibile inserendo, però, nel programma “le nostre idee guida. Non è un problema di spesa – ha detto Scopelliti ma di qualità della spesa che vuole dire, in altre parole rendere positiva un’azione. Questo perché l’Unione Europea deve monitorare la capacità di spesa delle risorse.” Riferendosi, poi, al Porto di Gioia Tauro Scopelliti ha evidenziato che “chi ci ha preceduto ha disatteso tutto, dimenticando che Gioia Tauro rappresenta il baricentro del Mediterraneo.” Il Presidente della regione ha concluso ribadendo l’impegno a voler investire, anche attraverso i POR sulle infrastrutture nel territorio”. L’assessore regionale alla Programmazione Giacomo Mancini dal canto suo si è detto soddisfatto per la buona riuscita della riunione del Comitato di Sorveglianza. “Grazie a questo incontro – ha detto – oggi la calabria ha avuto l’opportunità di presentare i nuovi vertici politici ed i nuovi dirigenti ai rappresentanti del Governo italiano e dell’Unione Europea, che ringrazio per la loro presenza, evidenziando la volontà di portare avanti l’idea di cambiamento di questa giunta. Abbiamo presentato i nostri volti e le nostre idee, attraverso le relazioni e il dibattito che in questi due giorni si è sviluppato con interventi anche dei direttori generali della nostra regione.

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Lug 19

                Scopelliti commissario per l’emergenza rifiuti

Sarà il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti il nuovo commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della regione Calabria,con il ruolo di sub commissario che è stato affidato all’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pugliano. Termina, quindi, l’esperienza del prefetto Goffredo Sottile,che aveva assunto questo incarico a gennaio del 2009. E con essa termina anche quella di Antonio Falvo,sub commissario di Sottile. La nomina di Scopelliti e Pugliano porta la data del 9 luglio scorso, ma l’ordinanza firmata dal responsabile della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, è stata inviata via fax agli interessati soltanto nella giornata di venerdì. Alla base della decisione che arriva dal Governo nazionale ci sarebbe una richiesta esplicita da parte del governatore calabrese che, secondo quanto trapelato,non ha mai intrattenuto rapporti straordinari con Sottile che, tra l’altro, ha rivestito la carica di prefetto di Reggio Calabria per alcuni anni. In ogni caso, l’ufficio del commissario si occupa da circa un anno esclusivamente delle problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti,settore che in Calabria registra diverse difficoltà soprattutto per la carenza degli impianti. In questa direzione, sintomatica è la condizione della provincia di Vibo Valentia che non ha attivato alcuna discarica sul proprio territorio. Così,mentre sindaci e cittadini protestano impedendo di fatto la localizzazione di una discarica, i rifiuti prodotti finiscono fuori provincia,in particolare a Lamezia Terme. La fine del commissariamento targato Sottile è giunta in maniera inattesa, specie se si considera che proprio in quest’ultimo periodo era stata intavolata una trattativa tra lo stesso ufficio del commissario calabrese e la Protezione civile nazionale per un possibile ritorno del settore acque sotto la sfera del commissario. Una possibilità che era emersa davanti alle nuove e innumerevoli difficoltà che si sono registrate in Calabria con la restituzione degli impianti di depurazione a Province e Ato. E che sarebbe servita esclusivamente per superare la stagione estiva, anche perché, in ogni caso, il termine del commissariamento della Calabria è fissato per il prossimo 31 dicembre. Proprio nella gestione delle acque, e quindi, della depurazione, in questi ultimi mesi tutti gli atti riferiti al settore erano stati trasferiti dall’ufficio del commissario alla normale gestione di Province e Ambiti territoriali ottimali.

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Lug 17

                    Sanità, un debito di 870 milioni di euro

Sarebbe pari a 870 milioni di euro il debito della sanità in Calabria. Il dato è stato fornito a Catanzaro dal presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti che ha incontrato i giornalisti per illustrare le azioni per rilanciare il settore. La cifra, ha precisato Scopelliti, emerge dall’ultima ricognizione effettuata il 31 dicembre 2009 e relativa al 31 dicembre del 2008. Il presidente ha ricordato che da una prima elaborazione, a fine 2007, il deficit totale ammontava a 2,166 miliardi di euro di cui effettivi 1,610, miliardi. «Abbiamo sempre pensato che la cifra di oltre due miliardi di euro di deficit – ha detto – fosse una bufala, anzi una ‘magherià di natura politica. È evidente che se fosse confermato il dato 870 milioni di euro le cose assumerebbero tutta un’altra dimensione». Parlando dell’advisor Kpmg, Scopelliti ha detto che è stata fissata una data per la quantificazione del debito che era il 30 giugno scorso ma non c’è alcun obbligo da parte dell’agenzia di certificazione». Il presidente ha spiegato che Kpmg aveva inviato delle lettere a 13 mila fornitori chiedendo se la Regione dovesse loro dei soldi. Hanno risposto solo in 2.600. «Noi – ha detto Scopelliti – per quanto riguarda la rete ospedaliera ripartiamo dalla riconversione di 20 ospedali fotocopia con meno di 100 posti letto (di cui 11 a rischio sicurezza) e dalla chiusura di quelli più piccoli per potenziare la rete territoriale». Secondo quanto illustrato dal presidente il nuovo scenario vede la nascita di quattro ospedali Hub (Centri Stella), otto Spoke (strutture periferiche di riferimento), sei pronto soccorso e 4 altre strutture punti di intervento in strutture ospedaliere riconvertite, 6 punti di primo intervento (che agiscono nelle 24 ore) e 3 punti di intervento che agiscono sulle 12 ore. Da tre a cinque sono le strutture di cui è ipotizzata la chiusura. «Sulla sanità – ha concluso Scopelliti – c’è la necessità di accelerare perchè diventi elemento di vera svolta a livello culturale. Non serve l’ospedale sotto casa, anzi è pericoloso se non offre servizi ai cittadini ed è fonte sprechi».

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Lug 15

           Danni erariali durante il quinquennio appena trascorso

Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, al termine di una indagine coordinata dal procuratore regionale della Corte dei conti per la Calabria Cristina Astraldi, ha individuato un danno erariale di 253.759.605,90 euro ed ha segnalato due dirigenti generali del dipartimento tutela della Salute della Regione. Secondo quanto si apprendee, lee indagini svolte dai finanzieri nel settore sanitario hanno comportato complessi accertamenti di natura amministrativo-contabile e rivelato gli effetti negativi prodotti sul bilancio della sanità calabrese dalla gestione di risorse pubbliche. In particolare, la legge finanziaria dello stato fissa, annualmente, il livello complessivo della spesa del servizio sanitario nazionale da ripartire alle singole regioni in relazione ai rispettivi fabbisogni. I provvedimenti normativi relativi agli esercizi finanziari del 2005 e del 2007 hanno previsto, fra l’altro, che una quota del fondo sanitario nazionale a vantaggio delle singole regioni, pari rispettivamente al 5% e 3% del totale del finanziamento, anzichè essere automaticamente attribuita dallo Stato, in virtù della natura prettamente «premiale» fosse erogata soltanto alle Regioni «virtuose», all’esito del superamento di una complessa verifica del raggiungimento di obiettivi qualitativi e quantitativi, operata da un’apposita commissione tecnica di monitoraggio (il cosiddetto «tavolo Massicci»), La Regione Calabria, per le annualità 2005, 2006, 2007 e 2008, a seguito del non positivo esito della verifica effettuata dal «tavolo tecnico degli adempimenti regionali « è stata giudicata «inadempiente» e non ha conseguito la materiale concessione delle relative quote «premiali». Limitatamente agli anni 2005 e 2007 – secondo la Gdf – i dirigenti della regione, senza attendere la conclusione della verifica dell’organo tecnico competente (peraltro – si fa rilevare – negativa a causa delle molteplici inadempienze accertate), hanno ugualmente autorizzato la spesa delle quote «premiali» alle aziende sanitarie ed ospedaliere, facendo ricorso all’istituto delle «anticipazioni di cassa», a discapito dei criteri di prudenza e di corretta gestione delle risorse pubbliche. Tale procedura avrebbe esposto la Regione Calabria ad un ulteriore ed oneroso indebitamento, contribuendo a far rilevare, a consuntivo, un ancor più consistente disavanzo del bilancio regionale. Il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Catanzaro ha, quindi, segnalato alla procura regionale della Corte dei Conti due dirigenti generali «pro tempore» del dipartimento tutela delle salute – politiche sanitarie che avrebbero autorizzato la distribuzione di somme non spettanti e non disponibili relative agli anni 2005 e 2007 alle aziende sanitarie ed ospedaliere.

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Lug 15

                   Nuovo direttivo provinciale PDL Cosenza


Il PDL provinciale si prepara alle sfide elettorali dei prossimi mesi . Tra queste, rivestono un peso di indubbia importanza il rinnovo dei consigli comunali delle città di Cosenza,  Rende e  Rossano. Tappa non secondaria di questa fase di riorganizzazione interna del Partito su scala provinciale è rappresentata dal nuovo coordinamento. Sono ufficiali, infatti, i nomi dei 30 componenti chiamati a rappresentare il vasto territorio cosentino. A darne notizia sono il Coordinatore Provinciale Gianfranco LEONE ed il Coordinatore Vicario Giuseppe CAPUTO, ottenuto il parere positivo del Coordinamento Regionale (Giuseppe SCOPELLITI e Antonio GENTILE). Il risultato straordinario delle Regionali del 29 Marzo scorso, con l’elezione di Giuseppe SCOPELLITI a Presidente della Giunta, il consenso diffuso tributato ai candidati del PDL nella nostra provincia, così come nel resto della regione, dopo la presa d’atto, impone un’accelerazione in termini di responsabilizzazione e di impegno da parte del partito in tutte le sue articolazioni centrali e territoriali. Quel risultato, importante, deve essere valorizzato e consolidato, conquistando al PDL altre importanti città e territori oggi vittime del malgoverno di quello stesso centro sinistra sonoramente bocciato alle ultime regionali. Come è noto, all’indomani delle Regionali scorse, si era proceduto all’azzeramento del coordinamento,  necessario per prendere atto tanto di allontanamenti spontanei da parte di alcuni dirigenti, quanto di sostituzioni propedeutiche ed opportune per affrontare il delicato test elettorale della prossima Primavera 2011. Nella costituzione del nuovo organigramma, scaturito nel pieno rispetto delle norme statutarie per ciò che attiene alla presenza delle componenti costituenti il movimento nazionale, ci si è sforzati di rispondere, nel modo più efficace, al criterio ed all’esigenza di rappresentatività territoriale, tenuto conto della notevole estensione della provincia di Cosenza. Da ciò scaturisce, tra l’altro, l’utilizzo del numero massimo di componenti previsti dallo Statuto. Nei prossimi giorni – fanno sapere inoltre LEONE e CAPUTO – saranno individuate le aree di responsabilità cui assegnare i componenti il coordinamento, nel rispetto scrupoloso di esigenze di organizzazione tanto delle attività programmate quanto delle specifiche competenze delegate in capo ai singoli membri. L’obiettivo del nuovo coordinamento, a supporto dell’operato dei coordinatori provinciali LEONE  e CAPUTO, è aumentare, diffondere e concretizzare quella determinazione a vincere, e quindi ad esprimere la classe di governo nel maggior numero di territori, determinazione scaturita e rafforzata dalla conquista del governo regionale. La composizione del coordinamento, pertanto, risulta la seguente:

Biafora Alessandro, Bonifati Gerardo, Bonofiglio Gianfranco, Bruno Davide, Barile Antonio, De Maio Salvatore, Cornicelli Francesco, Muto Andrea, Ferraro Carlo, Figliuzzi Aldo, Gencarelli Angelo, Iacoi Pietro, Cerchiara Tonino, Perfetti Emilo, Silvagni Umberto, Vulnera Marilù, Parise M.Cristina, Antonella Leone, Corrao Gianmaria, De Rose Luigi, Lavorato Luigi, Serafini  Adriano, Bruno Francesco, Caligiuri Maria Josè, De Gaio Anna,  De Rosa Domenico , Iusi Iolando, Lucente Fabiola, Strazzulli Sergio, Veltri Giuseppe

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Lug 13

                                 Nota del PDL Calabria

Non si è fatta attendere la replica del PDL dopo lo scoop del settimanale Mezzoeuro che nella sua ultima edizione di sabato 10 luglio aveva scritto di una furibonda lite tra Scopelliti e il senatore Antonio Gentile finita a schiaffi. “Una spazzatura da risulta contrabbandata per notizia  è apparsa sabato sul settimanale Mezzoeuro: con locandine annesse, si annuncia di una lite fisica fra Scopelliti e Antonio Gentile: una cosa ridicola, insulsa e vergognosa per la quale il partito ha dato mandato ai suoi legali di fiducia di agire in sede giudiziaria”. Replica secco in una nota il Pdl della Calabria che aggiunge, ”i rapporti tra il coordinatore e il vice coordinatore vicario del Pdl sono eccellenti sul piano umano e politico : da anni, ormai, tra loro c’è un afflato personale che è stato alla base del successo elettorale di marzo. Scopelliti e Gentile hanno una sintonia assoluta che non ha mai conosciuto, nemmeno per un attimo, una discrasia. Affermare con un’invenzione interessata , a firma di un’articolista sedicente e sconosciuta, che si sia arrivati ad una collusione fisica è davvero vergognoso. Il Pdl chiede formalmente al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di aprire un’istruttoria sulla vicenda , anche al fine di poter sapere se sia concesso ai giornalisti scrivere cose del genere.  Il settimanale in questione, che ha rapporti da tempo con un’amministrazione provinciale di sinistra, è lo stesso che annunciava il vantaggio di Loiero nelle sue, personalissime proiezioni elettorali. Basterebbe questo a stabilire la sua credibilità, ma dinanzi allo scempio di notizie che infamano dirigenti politici e rappresentanti istituzionali che condividono amicizia e passione, non si può stare in silenzio.

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Lug 11

Strano giorno vero? Senza giornali, senza telegiornali, senza radiogiornali, senza agenzie di stampa, senza blog impegnati, senza siti democratici, senza editoriali, senza news, senza interviste esplosive. E ora? Ma non sentite il vuoto della vostra vita? Questo assordante silenzio che rischia di ovattare la vostra coscienza? Oddio. Ma che paese barbaro è questo in cui non si riesce a sapere più nulla. Massa di trogloditi reazionari e incolti; ma non vi rendete conto di come ci stanno riducendo? Adesso vi accorgete verso cosa stiamo andando incontro eh? Pensate se invece di un solo giorno fossero 10, 100, 300, 365 giorni così. Eh? Ora avete paura vero? Ora che la stampa è imbavagliata e la coscienza democratica del paese ridotta al silenzio, come la mettiamo? Pensate solo per un attimo se riuscireste mai a vivere così, perché così vi vuole lui. Incapaci di pensare, di conoscere, di giudicare, di indignarvi, di scandalizzarvi, di incazzarvi, di vestirvi di viola sfigato, di protestare, di tirare duomi di Milano in faccia al despota. Lui vorrebbe l’Italia così: senza sapere che dice Di Pietro, senza sapere che pensa Ezio Mauro, senza conoscere l’ultimo scoop di Travaglio, senza addolorarsi per le sorti della Busi. Quante verità avete perso oggi? Tante, troppe.Noi ci siamo immolati per voi, per il paese, per la democrazia. Ci siamo ridotti al silenzio per dimostrarvi il vostro bisogno di rumore, l’essenza di quel sottofondo meccanico che si chiama informazione e che è ormai la forma della vostra esistenza. Come? Siete stati meglio? Ma che dite? Che? Come sarebbe a dire “aho senti che pace”?
Macché niente niente state a pensa’ che è meglio se nun ce lo togliamo più ’sto bavaglio?
Immagine: Blogger imbavagliati contro il Ddl Alfano, da Repubblica.it

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Lug 09

“Intercettateci tutti!”: lo hanno gridato nelle loro piazze violette. Lo hanno scritto sulle magliette. Se lo sono attaccato al collo i pirla di quel sottopartito che si chiama IDV. Lo slogan dei paleantropi dipietristi ha un solo difetto: non è uno slogan. E’ quello che già avviene nelle nostra democrazia sotto controllo.
I dati del Ministero, resi noti da Alfonso Papa ex magistrato e deputato del Pdl, nella relazione in Commissione Giustizia della Camera, ci raccontano un Paese alquanto orecchiato. Nel 2009 in Italia ci sono stati circa 120.000 decreti di intercettazione (che in genere racchiudono più di un’utenza telefonica). Considerando che mediamente ogni utenza si collega a trenta, quaranta altre utenze quotidiane, si stimano tra i 4 e i 6 milioni le persone intercettate ogni anno. Quasi il 10% della popolazione italiana è stata registrata nelle sue telefonate private e ascoltata. Non solo, ma poiché le intercettazioni avvengono in maniera automatica, spesso l’intervento di ascolto umano (il famoso brigadiere che molti di noi salutano alla fine di ogni telefonata) interviene solo alla fine del ciclo di intercettazioni. Questo impedisce un controllo effettivo sull’intercettazione. Nelle recenti perquisizioni effettuate in alcune redazioni di giornali, sono state sequestrate intercettazioni ancora non sbrogliate dagli inquirenti. In altre parole, i giornali riescono ad avere le intercettazioni prima ancora che le autorità inquirenti le ascoltino. Niente male. Qui avevamo spiegato perché la legge in difesa della privacy è la nuova linea di confine per la difesa della libertà individuale. Ma 6 milioni di persone ascoltate superano ogni più rosea previsione; ora basta tirare la catena di questo farlocco Stato di diritto e aspettare che lo sciacquone del moralismo giustizialista faccia il suo corso.Adesso qualcuna delle anime belle della intercettazione libera e della “mai sufficente libertà di stampa” smentisca questi dati, oppure ci dica in quale altra democrazia del mondo avviene una vergogna del genere…

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