Roberto e i nostri 30 anni Attestato di merito alla protezione civile arcobaleno di san salvo




Set 30

Non si può chiamare eroe una persona o un soldato vittima di una
aggressione o azione militare che comporti la sua morte semplicemente perché
per sua sfortuna era li in quel momento
e che non aveva nessuna parte attiva nell’impedire o contrastare con
i suoi mezzi il fatto criminoso
“ (Wikipedia).Prima di pubblicare questo intervento ho
pensato molto.Poi però ha prevalso in me quel sentimento di libertà di
opinione e di pensiero che dovrebbe contraddistinguere ogni individuo che si
ritiene tale.E se è vero che da un lato,so che quello scriverò potrebbe non
piacere a molti,allo stesso tempo mi auguro che la mia idea venga rispettata
come
faccio io con quelle altrui. Una volta fatta questa premessa vengo subito
al punto. Sta diventando abitudine  dei
maggiori mass media etichettare come eroi i nostri (e sottolineo nostri)
soldati caduti. Un ulteriore conferma si è palesata proprio in questi giorni
quando sei parà sono rimasti uccisi in Afganistan in seguito ad un attentato in
Afghanistan. Da quello che vedo e sento tra l’altro, pare essere diventato un
pensiero comune ai più. La domanda che mi sono posto quindi è stata “Quali sono
i requisiti per i quali ci si merita questo appellativo?”
Fin dal primo
momento mi è stato chiaro ne bastasse solo uno:
essere uccisi mentre si sta facendo quello in
cui si crede. Che i morti siano comunemente più rispettati dei vivi,questa non
è cosa nuova. È come se morendo,tutto quello che abbiamo fatto nella nostra
esistenza diventi leggendario e di conseguenza mitizzabile. Esempio palese è
quello di Micheal Jackson,distrutto in vita dalle illazione sulla sua presunta
pedofilia ,il cui immenso talento ha trovato la giusta considerazione solo sul
letto di morte. Ma poi mi sono accorto che dovevo apportare qualche modifica.
Se infatti io dovessi venire ucciso da un
rapinatore mentre portavo la spesa
per la mia famiglia,dopo essere stato nella salumeria sotto casa,nessuno mi
chiamerebbe eroe. Eppure nel mio semplice gesto stavo dimostrando la mia
devozione verso coloro che più amo e rispettando il lavoro del salumiere.
Quindi ho dovuto aggiungere una postilla probabilmente fondamentale che non
avevo considerato, fino ad avere questo risultato: basta essere uccisi “mentre
si sta facendo qualcosa riconosciuto a livello nazionale e culturale come
coraggioso e nobile”. Spaccarsi la schiena ogni giorno non basta,devi
arruolarti nell’arma,una qualsiasi e lasciare la tua salma possibilmente in una
caserma,su un elicottero o dentro un carro armato. Per quanto riguarda i sempre
più strumentalizzati media, entrano in ballo anche risvolti politico-economici.
È vantaggioso infatti giudicare queste persone come un
modello positivo per due
ragioni: giustificare il loro operato,perché fa comodo che altri si arruolino e
resti vivo il patriottismo per la nostra amata nazione,che in cambio però oltre
ad un alto stipendio non garantisce nulla,se non una medaglia e un funerale di
stato,a chi potrebbe non fare ritorno;e in parte come consolazione dei
familiari che comunque prima o poi realizzeranno che era meglio avere un
figlio,un fratello,un padre,un marito muratore vivo,che un “eroe” morto.
Qualcuno a questo punto penserà che io stia insinuando che i nostri caduti non
siano eroi e non ci siano motivi oltre quelli già citati per fare ciò. È
così,ma non suo un tono polemico nel dirlo. E’ una questione di principio,non
di cinismo.I morti afghani
,iracheni,panettieri,operai ,scaricatori di
porto,meritano,come le persone in vita,eguale rispetto. Non ci sono o almeno
non ci dovrebbero essere ideali di serie A ed altri di grado inferiore con i
quali giudicare le esistenze delle persone. Purtroppo l’impressione vigente è
che coloro che indossano una divisa siano migliori essere umani di chi cerca di
lotta per tenere unita la sua famiglia ad esempio. Di chi si alza la mattina
alle cinque per andare a lavorare in un cantiere o chi fa le notti in ospedale.
Coloro che
oggi si arruolano lo fanno volontariamente,consapevoli dei rischi che un lavoro
come questo comporta.
In conclusione,vorrei citare chi per me è realmente meritevole di
questo appellativo:uomini e donne che hanno anteposto o sacrificato la loro
vita per gli altri,i vari Salvo d’acquisto,i partigiani (che combatterono
gratis per difendere i loro ideali) e poi via via i vari medici senza
frontiere, missionari e pompieri, di cui per scelta o per negligenza si parla
sempre troppo poco.

fonte: thelegendkiller89.spaces.live.com » Vai al post originale





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