Tre candidati per la presidenza. escluso siclari Il san salvo impatta con il torricella peligna, la gara termina 1-1




Mar 02

Di
fronte ad una pagina bianca solitamente resto indifferente;capita a tutti prima
o poi di non aver nulla da raccontare,nessuna nuova avventura o stato d’animo
per cui valga la pena di trasformare un documento “senza nome” in qualcosa di
più di un semplice file. In un
qualcosa che ti appartiene,un frammento infinitesimale di te;quindi quando
succede,spengo il computer e vado oltre,riprendendo la mia giornata come se
niente fosse. Ma quella sera sembrava tutto così diverso e proprio non riuscivo
a lasciare che l’indifferenza prendesse il sopravvento. C’era qualcosa,un qualcosa
con cui ora riesco a convivere anche se con difficoltà,che stentava a venir
fuori,d’altronde ammettere di stare male non è mai stato il mio forte!Ma prima
di raccontare,sono costretto ad aprire una piccola parentesi per dare senso al
tutto. Ho sempre considerato la scrittura,oltre che un piacevole passatempo
come una spada da brandire nel momento del bisogno. Una spada che non conosce
limiti se non quelli dettati dalla fantasia e dalle esperienze che prima la
forgiano e poi devono saperla affilare quando ne sente il bisogno. Quindi essa
è sostanzialmente la voce della mia anima,a volte malinconica,triste,altre
allegra e sorniona. La mia paura più grande è stata sempre quella
di “essere uno dei tanti di passaggio
“,che viene al mondo senza averlo
chiesto,trascorre una vita anonima fino a che un giorno se ne va senza salutare. Per questo cerco di farmi conoscere e nello stesso tempo trovare persone nuove con le quali condividere pensieri,parole ed emozioni. E così
quando la penna è ferma,è il mio spirito a tacere. spesse volte solo per
stanchezza,altre per delusioni non ancora digerite o per confusione. E la
confusione si sà ,cresce ancora di più quando il silenzio cala. Siamo talmente
abituati a sentire musiche,urli e rumori vari che quando arriva l’istante in
cui siamo soli con noi stessi,ci sentiamo persi. Forse quei suoni non fanno
altro che coprire,soffocare il mare in tempesta dentro di noi
. E quella
sera che anche la fastidiosa ventola del processore sembrava aver smesso di
girare,mi sentivo vuoto. Perso tra quei muri bianchi da cui non riuscivo ad
uscire. E sembrava che ogni secondo,ogni minuto nel suo scorrere ingrandisse
quel labirinto e i piccoli caratteri delle piccole parole che accennavo
sembravano solo briciole al confronto. Tre,tre.tre
. Non facevo altro che digitare quel numero,quasi come se premere quel tasto
fosse di vitale importanza per me;avevo freddo tanto freddo. A pochi passi da
me un letto caldo mi aspettava ma sicuro che la mia anima volesse palesarmi una
verità nascosta tramite quei tre tre,rimasi con lo sguardo sbarrato fissando il
monitor,aggiungendo ogni tanto dei puntini sospensivi. Ero confuso,i rebus non
mi sono mai piaciuti,ma dato che questo mi riguardava,non potevo lasciarlo in
sospeso. Poi all’improvviso,il buio. Mi svegliai tutto sudato (non guardai
l’orologio per paura che fossero passare proprio più di 2 ma meno di 4 ore)e
ricordai chiaramente di aver fatto un sogno strano. Sogni infatti di causare un
incidente stradale pur di non investire un gatto nero. Notai che il monitor era
ancora acceso e trascrissi la vicenda su file word. Scrivendo,scrivendo mi
venne in mente un dettaglio inquietante e cioè che nell’interpretazione dei
sogni, che pochi giorni addietro avevo consultato per il mio romanzo, quell’avvenimento
coincideva con un numero…indovinate un po’ quale??Tentai di consolarmi dando la
colpa al film di Jim Carrey "23" che probabilmente mi aveva suggestionato a tal
punto da rivivere l’esperienza del psicolabile protagonista. Ma non era così,dovevo
trovare solamente il coraggio di guardare dentro di me. Quando ormai stava per
sorgere l’alba decisi che era tempo di lasciar perdere;sconsolato mi affacciai
al balcone per guardarla;mancava ancora un po’ o forse troppo alti i palazzi
davanti ma non riuscivo a vedere nulla,e questo mi infastidì a tal da prendere
la prima felpa che trovai nell’armadio ed andare nell’unico posto dove ero
sicuro di poterla ammirare:San Martino. Una volta arrivato,mi sedetti su una
panchina,o meglio dovrei dire la panchina e subito i fantasmi di un passato non
tanto lontano mi circondarono;non riuscì a resistere al loro assalto perciò mi
abbandonai completamente nei pensieri a cui mi avevano traghettato;ne seguì un
lungo flashback. Riaprì gli occhi gonfi e umidi come non mai. Mi voltai di
scatto e lessi una scritta sull’albero affianco “1/2/00 E+V” ..i nostri nomi
impressi..e poi i tuoi baci,le tue carezze..il tuo profumo..quelle meravigliose
sensazioni che stare con te mi aveva regalato…Capii tutto. Il mio
subconscio aveva cercato di dimenticarti..di nasconderti in uno stanzino buio
con gli altri scheletri,ma ad un anno esatto di distanza da quando ti ho perso,la
mia anima è ancora così legata a te da cercare di riaverti
. Anche se per poco.anche
se solo in piccole gocce di memoria. Questo voleva dirmi quel silenzio e quel
foglio bianco. Tornai correndo a casa ..ad ogni passo,ad ogni battito,il tuo
ricordo…dovevo sfogare quel sentimento represso a lungo e smettere di
essere così orgoglioso da non ammettere nemmeno con me stesso di pensare ancora
a te. Smettere di essere così orgoglioso da non ammettere che dal 3/3/3 non fai
che mancarmi

fonte: thelegendkiller89.spaces.live.com » Vai al post originale





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